Romano, anzi testaccino. E romanista puro. Ma è al Sud e in Sardegna, a Cagliari, che Claudio Ranieri ha vissuto i primi momenti felici della sua carriera da giocatore e da allenatore. A Catanzaro incrociò il giovane tecnico Gianni Di Marzio, il “maghetto di Mergellina”, e portarono la squadra in serie A. Si crearono amicizie così profonde da resistere a distanza di mezzo secolo. La prima panchina in Calabria, Vigor Lamezia. E dopo l’esperienza a Pozzuoli, tra il campo “Conte” e l’appartamento ai Damiani, le stagioni a Cagliari con il presidente Orrù e il ds salernitano Longo. Dopo la stagione in Serie A, nella primavera del ‘91 lo chiamò l’amico Perinetti, dirigente del Napoli da cui si era appena allontanato Maradona, squalificato per cocaina. Claudio aveva 39 anni e accolse con entusiasmo la proposta di gestire il dopo-Diego. Nessun timore per il peso della responsabilità e idee chiare. Il presidente Ferlaino avrebbe voluto ingaggiare Savicevic, asso della Stella Rossa vincitrice della Coppa dei Campioni, ma Ranieri lo fermò: «C’è Zola, sarà lui l’erede di Maradona». Maglia numero 10 a Gianfranco e nacque una stella.

Claudio, mille e passa panchine, ha allenato quasi tutti i grandi club italiani. Il Napoli è stato il primo. Poi la Juve, l’Inter e la Roma. Più volte giallorosso. Dopo aver salvato il Cagliari nel 2024 aveva annunciato l’addio alla panchina. In quei giorni aveva sperato che fosse l’amico Conte ad assumere la guida della Roma. «Vado a prenderlo in aeroporto...». Ma Conte accettò l’offerta del Napoli. Dopo la nomina a direttore tecnico e presidente del Club Italia avrebbe potuto indicarlo per la Nazionale ma la scelta è caduta su Mancini, che come Malagò e Ranieri è socio del Circolo Aniene, presieduto dal giornalista Massimo Fabbricini. Nel 2025, salutato il popolo dell’Olimpico, Claudio ha accettato la proposta della famiglia Friedkin di diventare manager della Roma, con Gasperini in panchina. Rapporto finito malissimo. «Gasperini era la nostra quarta scelta», disse in aprile quando ruppero. Pochi giorni dopo i Friedkin licenziarono Ranieri.Tra i primi tecnici italiani a lavorare all’estero, ha nel suo curriculum esperienze in Spagna, Francia, Grecia (ct della nazionale per 4 partite) e soprattutto Premier League. Guidò il Chelsea quando non era ancora il colosso creato da Abramovich e soprattutto il Leicester, trionfalmente condotto dieci anni fa alla vittoria del campionato nello stupore generale. Quella squadra si sarebbe spenta l’anno dopo ma la storia resta, come le onorificenze ricevute nel Regno Unito e in Italia. Se lo chiamate Sir Claudio, non sbagliate. È un signore anche se al momento opportuno sa alzare il tono della voce. Non lo ha fatto solo a Trigoria quando si è reso conto che non vi era più compatibilità con Gasperini. Avesse immaginato la fine del rapporto con la Roma magari non avrebbe respinto la proposta di Gravina. Tredici mesi fa l’ex presidente federale, dopo l’esonero di Spalletti, lo aveva contattato. Ma Claudio si era impegnato con i Friedkin e i tifosi della Roma. Sciolto il contratto, al termine della breve e amara esperienza da ct di Gattuso, ha dato la propria disponibilità. Ed è arrivata la chiamata di Malagò.A 74 anni nella stanza dei bottoni. Sempre a Roma, non a Trigoria ma in via Allegri dove lo attende il compito di studiare il rilancio della Nazionale. Con il supporto di Mancini sul campo e di altre importanti figure, come il tecnico che assumerà il coordinamento del settore giovanile. «L’Italia? Allenatore, dirigente: quando sei chiamato devi dire sì e basta». Si è messo in viaggio da Soverato, dal mare dell’amatissima Calabria, per raggiungere in fretta Roma dopo aver detto a Rosanna, la compagna da una vita, che era fatta. Sir Claudio è tornato.