Una raffineria irlandese controllata dal gruppo russo Rusal fornisce più di un terzo della materia prima da cui l’Europa ricava l’alluminio, ma spedisce a Mosca oltre metà della propria produzione. L’Unione europea deve decidere se chiudere una filiera che può raggiungere l’apparato militare del Cremlino oppure preservare una capacità produttiva costosa e difficile da sostituire. Al centro del dilemma di Bruxelles c’è Aughinish Alumina, la più grande raffineria di allumina d’Europa. Sorge sull’estuario dello Shannon, nella contea irlandese di Limerick, ed è controllata dal colosso russo fondato dall’oligarca Oleg Deripaska, sanzionato dall’Unione europea e considerato vicino al Cremlino.
Nell’impianto la bauxite importata viene raffinata in allumina, una polvere bianca che costituisce il passaggio indispensabile per produrre alluminio. Un metallo onnipresente nell’economia civile, dalle automobili alle reti elettriche, ma entra anche nelle strutture degli aerei militari e nei componenti dei missili.
È proprio la doppia natura dell’allumina a rendere difficile da sciogliere il dilemma per l’Unione europea. Come racconta il Financial Times in un interessante approfondimento, Bruxelles ha creato una barriera a senso unico: vieta l’ingresso dell’alluminio russo nell’Unione, ma consente ancora di esportare verso la Russia allumina e bauxite lavorate in Europa. Nei primi cinque mesi del 2026 Aughinish ha destinato alla Russia il 52 per cento della produzione. Francia, Svezia e Paesi Bassi ne hanno ricevuto insieme il 34 per cento. Le esportazioni russe sono cresciute di circa il 23 per cento rispetto al 2022, l’anno dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Mosca è così diventata il maggiore cliente individuale della raffineria proprio mentre l’Unione cercava di ridurre le risorse disponibili per l’economia del Cremlino.













