TREVISO Ha un volto dai riccioli biondi e dagli occhi azzurri la donna che, all'inizio dell'Ottocento, fece battere il cuore di Antonio Canova. Dopo oltre due secoli di mistero è stato infatti identificato il ritratto di Wilhelmine Dorothée Aurore Alavoine, conosciuta da tutti come Minette, la figura femminile che lo stesso scultore definiva la sua “anima di paradiso”. La scoperta porta la firma dello storico Federico Piscopo, da anni impegnato nello studio dell'entourage canoviano.
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L’IDENTIFICAZIONE
A permettere l'identificazione è stata una miniatura dei primi dell'Ottocento, recentemente acquistata in un'asta online dopo essere rimasta per decenni nelle collezioni della nobile famiglia francese de Saban-Pontevès. Sul retro dell'opera la donna era indicata come “Wilhelmine de Berg, baronessa d'Armendaritz”, ma gli approfondimenti condotti da Piscopo hanno consentito di ricostruirne la reale identità.
Lo studioso si era infatti già occupato di Minette nel volume “Echi canoviani”, pubblicato nel 2016, nel quale aveva ricostruito la biografia della donna attraverso documenti e corrispondenze dell'epoca. Nata a Francoforte sull'Oder nel 1774, figlia di un professore di lingua francese e di una nobildonna prussiana, Minette soggiornò a lungo in Italia tra Pisa, Livorno, Firenze e Roma. Fu proprio nella capitale, durante l'inverno del 1810, che conobbe Antonio Canova.









