Firenze, 29 luglio 2026 – La Toscana continua a pagare decine di milioni di euro alle strutture private dell’Emilia-Romagna perché non riesce a operare in tempi adeguati i propri pazienti. All’origine della mobilità sanitaria c’è soprattutto un problema: le liste d’attesa dell’ortopedia pubblica. Tutto comincia da un’agenda del Centro unico di prenotazione che rinvia l’intervento a data da destinarsi. Per una protesi d’anca o di ginocchio i tempi superano quelli previsti dalle classi di priorità. Così, davanti a mesi di attesa, il paziente cerca alternative e le trova.

I numeri

I volumi fisici e finanziari confermano la dimensione del fenomeno. Nel 2025 sono 35.154 (dato ancora provvisorio) i ricoveri di residenti toscani effettuati in altre regioni, a fronte dei 36.185 del 2024. La spesa complessiva per la mobilità passiva ortopedica raggiunge nel 2025 gli 80,6 milioni di euro, dopo aver toccato gli 84,2 milioni nel 2024, i 71,7 milioni nel 2023 e i 54,1 milioni nel 2019. I ricoveri diminuiscono leggermente, ma la spesa resta stabilmente sopra gli 80 milioni: il problema, dunque, non si riduce. E che si trascina dal 2018 quando una delibera regionale impose disposizioni di controllo e una stretta sui tetti di spesa e sui rimborsi per specifici interventi ortopedici in clinica privata per monitorare gli sforamenti di budget. Una decisione contestata e poi ribaltata che nel frattempo aveva spinto alla migrazione tanti medici toscani.