C’è un limite, in questo caso logistico, anche ai clienti: cioè ai pazienti. Quelli che prevalentemente dal Sud si spostano nelle strutture sanitarie del Nord, pubbliche e private, per ricevere cure evidentemente considerate di livello.

Alcune Regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) lanciano l'allarme sull'insostenibilità dei flussi di pazienti in entrata: un fiume in piena di malati, a vario titolo, che rischia di mettere in crisi i sistemi sanitari. È la prima volta che il tema della mobilità sanitaria viene posto in questi termini. Tanto da preoccupare persino Orazio Schillaci, il ministro della Salute.

Piemonte: in equilibrio precario sulla mobilità sanitaria

E il Piemonte? Non pervenuto, da questo punto di vista il nostro sistema sanitario non rischia il crack. Non necessariamente una buona notizia, anzi: paghiamo le altre Regioni per le cure fornite ai nostri pazienti più di quanto le altre Regioni paghino noi per le terapie offerte ai loro. Una dinamica complessa, dove il saldo tra entrate e uscite è legato a diversi fattori: la marginalità geografica si somma all’obsolescenza strutturale e tecnologica delle strutture sanitarie (al netto delle professionalità che vi operano).