Più obesi al Sud ma i centri di cura sono in gran parte al Nord. E’ il paradosso italiano: dei 160 centri di cura del nostro Paese, oltre la metà – il 52% – si trovano nel Nord. E come se non bastasse ci sono disparità nell’accesso ai farmaci e nell’approvazione del PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale).
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E’ l’allarme lanciato dalla Sio, la Società italiana obesità, in vista della giornata nazionale del 4 marzo, per bocca del suo presidente, Silvio Buscemi, ordinario di Nutrizione Clinica all’Università di Palermo, che sottolinea come la diseguaglianza nella distribuzione geografica e i costi dei farmaci – circa 300 euro al mese senza la rimborsabilità – discrimini i pazienti, privilegiando solo i più abbienti.
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Ma veniamo ai dati: le Regioni italiane con il tasso di obesità più elevato sono quelle del Sud, che hanno meno strutture e soprattutto maggiori barriere all’accesso alle cure. Dei 160 centri per l’obesità operativi in Italia, infatti, il 52% si trova al Nord, il 18% nel Centro Italia e il 30% al Sud e nelle Isole, prevalentemente in tre Regioni: Sicilia, Campania e Puglia. Intere regioni, come la Calabria e il Molise, restano zone d’ombra nel sistema di cura nazionale. Lo squilibrio si riflette anche sull’uso delle nuove terapie farmacologiche e sull’approvazione di PDTA regionali. In assenza di una diagnosi di diabete, i nuovi farmaci anti-obesità, i cosiddetti agonisti del recettore GLP-1, sono a carico dei pazienti. Considerato che il costo si aggira intorno ai 300 euro al mese, l’accesso è più probabile in presenza di redditi più alti. Mentre sono solo 6 le Regioni italiane che hanno approvato i PDTA, strumenti che garantiscono ai pazienti con obesità di ricevere le stesse cure di qualità in tutta la Regione, e 3 sono del Nord, solo una del Centro e 2 del Sud: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia.






