Insomma, paradossalmente il controesodo degli infermieri dal Nord al Sud sarebbe determinato dal fatto che gli operatori non ne potessero più dei turni massacranti dell'eccellenza della sanità emiliana, preferendo le strutture più "disagiate" del Meridione perché i turni sarebbero migliori. Inoltre peserebbe sui trasferimenti anche il caro-vita e il costo degli affitti a Bologna. Ora, soprattutto in vista delle ferie, il caso delle defezioni starebbe creando non pochi problemi negli ospedali bolognesi, visto che non si arresta minimamente, anzi sta diventando una vera e propria emorragia: le previsioni per quest'anno parlano di altre 600 cessazioni di dipendenti a tempo indeterminato. Un dato riportato, nei giorni scorsi, dall’Ausl, che ha approvato il bilancio preventivo per il 2025, in cui è prevista una perdita di 117 milioni di euro, in un quadro nazionale "particolarmente critico", con una spesa sanitaria in aumento del 3,6% e un fondo nazionale che cresce dell’1,8%. La soluzione per tentare di arginare il buco nel bilancio sarebbe quella di recuperare i ticket non riscossi. Inoltre l'azienda dovrà reintegrare il personale, perché la circostanza "incide sulla sostenibilità degli assetti organizzativi".