Nel film Her, uscito nel 2013, Theodore Twombly - nel pieno del divorzio dall’ex moglie Catherine - si innamora di Samantha, un sistema operativo dotato di una voce suadente e di una personalità apparentemente capace di evolvere. All’epoca quella relazione sembrava appartenere a un futuro malinconico e ancora distante. Tredici anni dopo, per instaurare un dialogo intimo con una macchina non occorre più acquistare un software fantascientifico: basta aprire ChatGPT, Claude, Gemini o una delle numerose applicazioni e piattaforme progettate, in modo più o meno esplicito, per simulare amicizie e relazioni sentimentali.
La domanda posta dal film di Spike Jonze è così entrata nella vita quotidiana: si può intrecciare una relazione con qualcosa che non è una persona? E magari, in questo modo, “tradire” qualcun altro? Secondo una nuova indagine di Talker Research una parte significativa degli americani pensa di sì. E una quota non trascurabile racconta di avere già oltrepassato quella frontiera.
Un americano su dieci ha flirtato con l’intelligenza artificiale
Il sondaggio, condotto online fra il primo e il 6 luglio scorsi su duemila adulti statunitensi, ha rilevato che l’11% degli intervistati ha avuto con un chatbot una conversazione definita romantica o sessualmente allusiva. Il 12% afferma inoltre di essersi sentito eccitato durante uno di questi scambi.









