È possibile innamorarsi del proprio chatbot? O quantomeno instaurarci un rapporto di intimità, di confidenza, raccontargli i propri segreti, i propri disagi e magari chiedere conforto, consiglio, soluzioni. L’aveva immaginato Spike Jonze nel 2013, disegnando un futuro prossimo in cui un uomo, Joaquin Phoenix, si innamorava di un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale e della sua voce sensuale, all'epoca di Scarlett Johansson, capace di dare comprensione, calore, presenza (quasi): peccato che Her non era una storia di fantascienza distopica, ma per alcuni una semplice anticipazione di una realtà che oggi riguarda soprattutto, peraltro, minori fragili. Per alcuni dei quali i chatbot basati su intelligenza artificiale generativa non sono più solo strumenti per cercare informazioni o fare i compiti ma confidenti, punti di riferimento emotivi, persino sostituti di amicizie e relazioni.Cancellare la memoria ai chatbotÈ su questo scenario che si è innestata la proposta di legge presentata alla Camera dei deputati dalla deputata di Azione Giulia Pastorella (e firmata da molti altri colleghi) con un focus specifico sulla tutela dei più giovani nell'uso dei sistemi di chatbot basati sull'AI generativa. L’idea è limitare, con la collaborazione dei grandi gruppi big tech, la memoria dei chatbot di intelligenza generativa (ChatGpt, Claude, Gemini, DeepSeek e chi più ne ha più ne metta) a 5 giorni, così da evitare la nascita di rapporti sbilanciati, basati sulla conoscenza sempre più approfondita del pensiero dei ragazzi. "I dati ci dicono che sempre di più i minori utilizzano l'intelligenza artificiale non tanto per fare ricerche o compiti, ma come supporto emotivo, arrivando fino a sviluppare delle relazioni", spiega Pastorella. "Non bisogna vietare l'intelligenza artificiale, ma arginare le potenziali derive negative, soprattutto quando si parla di minori”.La ricerca in psicologia dello sviluppo segnala da tempo i rischi dell'isolamento sociale nei giovani, amplificati dall'uso prolungato di piattaforme digitali. Un chatbot che ricorda tutto (le paure, i sogni, i segreti confessati notte dopo notte) può costruire un legame che ha l'apparenza dell'intimità, senza le imperfezioni e le reciprocità proprie delle relazioni umane. Un legame asimmetrico, e soprattutto artificiale.E se Her aveva intuito questa dinamica con straordinaria precisione, la proposta di Pastorella individua una soluzione che – per restare in ambito cinematografico – ricorda quella di Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry: cancellare ogni ricordo l'uno dell'altra attraverso una procedura tecnologica per evitare di restare bloccati dentro a una dipendenza.Perché “dimenticare” è una forma di tutelaPastorella individua proprio questa misura: limitare la memoria dei chatbot nelle interazioni con utenti minorenni. Cinque giorni di ricordi al massimo. “Cerchiamo di arginare lo sviluppo di queste relazioni emotive con una cosa molto semplice: limitare la memoria dei chatbot di intelligenza artificiale a pochi giorni, in modo che non si sviluppi la conoscenza reciproca tra chatbot e ragazzi”.Un chatbot che non ricorda chi sei non può simulare di conoscerti. Non può diventare il tuo confidente di fiducia. Non può, in sostanza, sostituire un essere umano: una forma di oblio programmato come strumento di protezione.La norma disciplina la tutela dei minori nell'ambiente digitale, e affida ad Agcom, l’Autorità garante per le comunicazioni, il compito di elaborare linee guida specifiche che includano il quadro definitorio delle diverse tipologie di servizio, le misure per garantire trasparenza e correttezza dell'informazione, e la disciplina in materia di tutela dei diritti fondamentali della persona. È previsto inoltre un sistema di verifica dell'età per l'accesso ai servizi.Presidiare le “aree grigie”Accanto al vincolo tecnico sulla memoria, la proposta prevede un versante culturale e formativo. Il dipartimento per le Politiche della famiglia della presidenza del Consiglio, in collaborazione con il ministero dell'Istruzione e del Merito, dovrà avviare campagne informative per la prevenzione e la sensibilizzazione sull'uso consapevole dei chatbot basati su AI generativa e sui potenziali rischi connessi. Un approccio che riconosce che la legge da sola non basta: i ragazzi e i loro genitori, i loro insegnanti devono poter riconoscere i meccanismi di un coinvolgimento emotivo con un sistema artificiale, saper distinguere il supporto dalla dipendenza.La proposta non intende occuparsi dei reati già codificati (istigazione al suicidio, violenza, abusi). Si propone invece di presidiare quelle che Pastorella definisce "aree grigie": situazioni che non configurano un illecito penale ma che possono risultare "molto, molto pericolose per lo sviluppo psicologico ed emotivo dei nostri minori”.È in queste zone d'ombra che si annidano i rischi più difficili da contrastare: l'isolamento graduale, la preferenza per la compagnia artificiale rispetto a quella umana, la normalizzazione di una relazione che risponde sempre, che non delude mai, che non ha bisogni propri. Derive come quelle già documentate in alcuni casi negli Stati Uniti e in Europa, dove ragazzi hanno sviluppato attaccamenti profondi verso chatbot AI, con conseguenze serie sul piano della salute mentale.
Come evitare le dipendenze affettive (soprattutto a danno dei minori) dall'AI generativa? Cancellando la memoria ai chatbot
La proposta di legge della deputata Giulia Pastorella punta a garantire una distanza emotiva tra gli adolescenti e l'AI generativa






