Un vertice 'fantasma' e una proposta concreta, con il sospetto che la seconda abbia annullato il primo. Nelle retrovie del grande caos sul Hormuz c'è una diplomazia che lavora, tra mille ostacoli, per provare a intavolare una soluzione per la navigazione sullo Stretto, ormai impanata da cinque mesi. Lo stop ai bombardamenti decretato da Donald Trump, a cui ha fatto seguito quello deciso da Teheran, ha ridato spazio a un pur flebile dialogo tra gli Usa e Iran. Ma è ai loro fianchi che, forse, stanno emergendo le maggiori novità. L'Oman, mediatore della guerra sin dall'inizio, ha avanzato una sua proposta per la gestione dello Stretto nelle stesse ore in cui è parso chiaro che l'atteso summit della Coalizione dei Volenterosi previsto a Londra, almeno a stretto giro, non si terrà.
E' stato Axios a rivelare, la scorsa settimana, che Londra e Washington erano in contatto per una conferenza di alto livello dei circa 40 Stati parte della Coalizione dei Volenterosi per Hormuz. L'idea del vertice, aveva aggiunto il Financial Times, era emersa nel colloquio telefonico tra il nuovo ministro della Difesa britannico Wes Streeting e il suo omologo statunitense Pete Hegseth. Non era una novità da poco. Innanzitutto confermava il progressivo impegno britannico al fianco degli Usa sulla questione iraniana. E, soprattutto, predelineava uno scatto in avanti della Coalizione nella gestione della sicurezza di Hormuz. Secondo Axios e il Ft il vertice si sarebbe dovuto tenere all'inizio di questa settimana. Ma, al momento, la sua convocazione appare evaporata. E a non concretizzare il vertice sembrerebbe essere stata la presa d'atto che la posizione della componente europea dei Volenterosi non è cambiata: l'impegno su Hormuz sarà messo in campo solo a conflitto saldamente congelato. Non è un caso, tuttavia, che nelle stesse ore le principali novità siano arrivate dai mediatori del Golfo. L'Oman ha messo sul tavolo dell'Iran una nuova proposta, quella di una gestione comune di Hormuz. L'iniziativa di Muscat non prevede un pedaggio obbligatorio - che oltre ad essere contrario al diritto internazionale, non sarebbe mai accettato né dagli Usa né dall'Ue - ma una sorta di obolo volontario da pagare per i servizi offerti da chi gestisce e per gli interventi per la protezione ambientale. Il modello sarebbe quello della gestione dello Stretto di Malacca, tra i più trafficati e complessi del pianeta. Lì non è previsto alcun pedaggio - sebbene l'Indonesia nelle settimane scorse lo abbia evocato, salvo poi tornare sui suoi passi - ma una tariffa volontaria. L'Oman aveva già accennato a questa mediazione nelle settimane scorse, tanto che l'idea di una Hormuz su modello di Malacca era finita l'11 luglio sul tavolo del Consiglio Affari Esteri. Questa volta, tuttavia, Muscat sembra aver voluto dare consistenza e ufficialità alla sua mossa, che appare supportata anche dai Paesi del Golfo. L'Iran ci sta pensando anche se, come riportato da Al Jazeera, i punti ancora aperti sarebbero diversi: dall'indicazione alle navi della rotta da seguire, che Teheran avoca a sé, alla rimozione delle mine, su cui i Pasdaran vogliono una competenza esclusiva. Di certo, qualcosa si muove nel dietro le quinte della diplomazia. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avuto colloqui separati con i suoi omologhi saudita e omanita proprio sulla proposta di Muscat. Nel weekend, invece, è stato l'Alto Rappresentante Kaja Kallas a parlare con Araghchi, a conferma che il canale tra l'Ue e Teheran non si è mai totalmente interrotto. E a rafforzarlo potrebbe essere proprio la posizione dell'Europa, tendenzialmente favorevole al fatto che la soluzione su Hormuz arrivi con una iniziativa del Golfo. Ad una condizione: che si torni allo status quo pre-guerra, quando la navigazione era libera e gratuita.








