Il cantautore italo-rumeno racconta a L'Espresso il nuovo album, l’infanzia tra Birlad e il Veneto, il tour da quasi quaranta date, il legame viscerale con la mamma, l'amicizia con Faccianuvola (“Un joint album insieme? Sarei il primo fan”) e un'idea di partecipazione che comincia, dice, “dal vicino di casa”Il cantautore italo-rumeno racconta a L'Espresso il nuovo album, l’infanzia tra Birlad e il Veneto, il tour da quasi quaranta date, il legame viscerale con la mamma, l'amicizia con Faccianuvola (“Un joint album insieme? Sarei il primo fan”) e un'idea di partecipazione che comincia, dice, “dal vicino di casa”La sua sorte, forse, si celava già dietro quel primo ritornello messo giù: “Arrivare e partire”. A dire il vero, Sincero!, per Rareș è solo l’ultimo di una serie di approdi. Durante questi anni non sono cambiate soltanto le case, dalla nativa Romania all’Italia in cui è cresciuto, la musica, ribaltata e decompressa nell’ultimo album (Sincero!, appunto), il pubblico, piombato a cascata nel giro di pochi mesi e capace di farlo scrosciare su e giù per lo Stivale, o le candeline, ventinove lo scorso 12 luglio, spente proprio su uno dei tanti(ssimi) palchi calcati quest’estate - ma non uno qualunque, nel suo Veneto, a Marghera. Più di tutto, a stravolgerlo, di continuo, è ciò che ha dentro: “Ogni sette anni rinnoviamo tutte le cellule del corpo”, è tra le prime cose che racconta a L’Espresso. “Facciamo un ricambio cellulare totale, e io sto chiudendo proprio ora il quarto ciclo”.L’album, crisalide di quell'ultimo ciclo in questo suo annus mirabilis, restituisce in note la stessa risacca. D’altronde Rareș Gabriel Cîrlan, nato a Birlad, in Romania, è musicale già nel nome (quella esse sibila uno "sh"). Figuriamoci nelle canzoni: Sincero! è sole e nubi grigie, magari scariche pesanti, eppure mai foschia. Tra i fiati allegri sparsi qua e là nei brani la voce s’avvita o s’irradia, e lui con lei volteggia tra spensierato e nostalgico, giubilo e afflizione, corale e singolarità. Anche i titoli seguono lo stesso cielo: la luce che sprigiona Bella giornata, lo sfolgorio di Giorni di sole, in duetto con iako. Eccezion fatta solo per Hanno previsto pioggia, il brano con Faccianuvola: più che di un nembo in arrivo, sembra cantare del momento dopo l’acquazzone, alla prima schiarita. In barba alla meteoropatia, Sincero! resta uno squarcio di cielo in cui tuffarsi con lo sguardo. Così come l'intero mondo di Rareș, che siamo andati a sbirciare anche noi.L'infanzia in Romania, i genitori e i ricordiSe le canzoni gli affiorano a immagini, il passato lo fa molto meno. Del Paese natale non restano istantanee delle stanze (“ho traslocato troppo in vita mia”), ma pochi relitti, arrivati nei pacchi dall’Italia: “Io e mio fratello giocavamo con una PlayStation mandata da mio padre e mio zio. Vivevamo distanti dai genitori. C’è questa storia molto rumena di andare all’estero e poi tornare con i soldi per fare di meglio. Papà si è spaccato il culo trent’anni nella ristorazione. Mia madre faceva la spola tra Romania e il nord Italia, era governante, ha pulito case e alberghi. Adesso lavora per il triage della guardia medica. Vederli trent’anni dopo con una casa di proprietà e in salute, senza che manchi niente, vale più di ogni altra cosa”. Più nitidi i ricordi della casa di campagna dove è cresciuto fino ai cinque anni, in un paesino che si chiama Brodoc: “Ho visto su Google Maps che si è civilizzato rispetto a 25 anni fa, ci sono più abitazioni. Ricordo più l'orto dove giocavamo con i miei cugini tutti nudi, gli animali, il cane". Tornarci, per ora, è un’idea ancora da acciuffare davvero: “Il ritorno è contemplato, ma devi fare i conti col 'te' più piccolo", spiega, "o con un ricordo che è sbiadito e che hai paura di perdere. Però ora sto rinnovando le cellule, appunto. Quindi ne ho parlato con la mia famiglia e vorrei andare a vedere cosa c’è. In ogni caso, il me bambino resta più una persona che cerco di rispettare e che mi accompagna”.La cover di Sincero!, illustrazione di @sono.zuzuUn disco più fruibile, per sottrazioneSarà appagato, allora, quel Rareș fanciullo nell'ascoltare la leggerezza con cui suona Sincero!, approdato lo scorso maggio tre anni dopo Femmina, che invece viaggiava tra sperimentazioni elettroniche e synth stratificati. Questi ultimi sono rimasti, ma di contorno: "Ce n'è tantissima, di elettronica, in questo disco. Solo che è a basso volume. L'intenzione non era alleggerire la pillola, era voler comunicare, fare un disco fruibile e aperto”. A occupare quello spazio sono soprattutto gli strumenti, di ogni tipo, suonati con i musicisti e ricamati con il produttore Novecento (“Di lui sentiremo parlare”, assicura), impegnato con Rareș a disegnare clarinetti e fisarmoniche sopra le melodie. E poi la regola della sottrazione, applicata senza pietà: "Sono stato bulimico di quantità, di canzoni e di cose dentro le canzoni. Abbiamo tolto tanto, così tanto che a volte avevo paura restasse troppo poco”. Anche il titolo del suo brano più assuefacente, Robina, nasce dallo stesso bisogno: una parola bonacciona per sminuire qualcosa, usata invece per raccontare il vuoto più grande, quello che si apre nel petto quando una storia finisce. In un disco suonato per intero, ha seguito una regola sola: "Ciò che si può fare con le mani lo facciamo. Ciò che non si può fare lo scartiamo”. Guai, però, a parlare di pop superficiale: "Se fosse un libro, sarebbe estremamente drammatico. Se lo leggi senza musica, è quello”. In video o sul palco non è raro vederlo col gilet. Ne sfoggia di ogni tipo: sobri, eleganti, eccentrici come quello fiorato del Mi Ami. Eppure lui, di maniche, ne ha sempre larghissime: le parole zampillano, con frasi che si arrampicano l'una sull'altra e tornano quasi sempre sullo stesso appoggio, la profondità. Sincero! germoglia anche da una conversazione con il suo manager, Giuseppe Cernera, che un giorno gli ha fatto notare quanto fosse più semplice la scrittura di Agosto - il brano nel disco di Faccianuvola - rispetto ai pezzi del passato. "Mi ha detto: c'è una sintesi che hai paura di toccare quando sei completamente esposto", ricorda Rareș. "Ho capito che potevo farlo anche per me. La chiave è stata prendermi sul serio: vuol dire accogliere quello che si ha da dire, esporsi, e non avere paura di dirlo. In quella serietà ho trovato la semplicità". Il rapporto con Faccianuvola: "Un joint album? Sarei il primo fan"E a proposito di Faccianuvola, ormai non è raro vederli insieme su un palco, a scambiarsi inviti reciproci, sostegno e complicità. Che sia Rareș ospite al piano dall’amico, o quest’ultimo ad accompagnarlo col sax. Il loro legame sembra una delle connessioni più sincere - appunto - nate in questi anni nel panorama musicale: “Lui porta con sé una luce, ed è arrivato in un momento in cui ero molto in ombra”, racconta. “Gli ho sempre detto: ‘Io ci sono, quando vuoi son qua, vuoi un bassista per il tour? Eccomi. Vuoi che scriviamo insieme? Ci sono’”. E dunque, perché non dare vita a un progetto in coppia? “Noi continuiamo ad andare in studio insieme. Ma deve succedere, non va pianificato. Se dovesse nascere un joint album, ne sarei il primo fan”.Il rapporto con mamma Ina e il video di Bella giornataCerte connessioni, però, preferisce raccoglierle piuttosto che inseguirle. Basti leggere la tracklist, incastonata attorno a tre brevi skit parlati, Inizio, Un fiore e Fine, audio estratti quasi per caso da alcune istantanee di famiglia. "Scorrendo la mia galleria avevo trovato questi video mentre parlo con un bambino, che fa parte della mia famiglia stretta. Mi commuovevo guardandoci". Quel bambino è il nipote, figlio del fratello maggiore Alexandru, sette anni più grande di lui e oggi, dice, "un padre splendido". Ed è proprio diventare zio, insieme al vedere sua madre diventare nonna, ad aprire in Rareș una riflessione che il disco porta avanti sottotraccia: "C'è un tema importante che sto accettando piano piano, che è quello del lutto. Non il lutto per forza mortale e finale, ma i tanti piccoli lutti che arrivano con l'età che avanza, i nuovi arrivi in una famiglia, gli spostamenti degli amici. Vedere mia madre diventare una nonna è un'estrema gioia, dall'altro lato penso al tempo che passa. Sono grato di vederlo perché so che posso godermelo. Chi ha la fortuna di saper abbracciare il cambiamento ha una grande ricchezza".Quella stessa vicinanza, da bambino, la immaginava già in un mestiere preciso: "Volevo fare il tassista, per portare in giro la mia mamma. Per me era chiaro, avrei fatto quello nella vita. Per averla accanto a me e godermi il viaggio insieme a lei". Lì giace la radice di una vena spirituale che Rareș rivendica spesso: "Sono nato nella cornice della cristianità ortodossa, sono sempre andato in chiesa da piccolino. Non ci credo in quanto organismo para-statale, ma per la spiritualità che porta. E intendo qualsiasi cosa possa aiutare a leggere gli eventi della vita, a fortificare una persona nei momenti di sconforto, e soprattutto possa insegnare la gratitudine. Che ringrazi Dio, che ringrazi il mondo, che ringrazi un fiore, è la stessa cosa".Alla mamma, oggi, l’idea di restituire tutto in immagini e vissuto. È uscito martedì 28 luglio il video di Bella giornata, uno dei brani più amati di Sincero!, girato da lui stesso con una videocamera presa in prestito da un'amica fotografa, durante una vacanza in Sicilia tra Catania, Taormina, Siracusa e Ortigia. Protagonista è lei, Ina Simona: la vacanza insieme, filmata quasi per caso e rimasta in un cassetto per sette mesi, prima che la visual artist Alessia Lilla le desse una forma.Le influenze musicaliSui connotati musicali, invece, tanto racconta di un lungo pellegrinaggio tra fasi diverse. Da piccolo, in Romania, “l’orecchio si formava sulle canzoncine dell’asilo”, ricorda. Arrivato in Italia è passato per una fase metal, System of a Down su tutti, prima di imbattersi nei Beatles: un imprinting rimasto tatuato sulla vita più di ogni altro ascolto. "Ogni volta che incido una doppia voce ancora penso a loro, a quando portavo fuori il cagnetto e mi studiavo delle canzoni molto semplici, che però non riuscivo a imitare, non capivo le note. Di base, il suono si divideva tra un auricolare e l'altro". La musica italiana, all'inizio, la teneva a distanza: "Mi è sembrato che ci sia stato un buco nella storia discografica italiana, riempito solo da chi vinceva Sanremo e durava un paio d'anni, o da colonne come Cremonini, Jovanotti, Tiziano Ferro. Non c'era il sottobosco bellissimo che c'è adesso". È proprio laggiù, racconta, che lui stesso ha imparato a scrivere in italiano. “Tra i tanti: i Tre Allegri Ragazzi Morti, la Rappresentante di Lista, Alessio Bondì. E poi ancora: L’Officina della Camomilla, Giorgio Poi, Iosonouncane, Sick Tamburo, Calcutta, Maria Antonietta, Pop X e altri”.I collettivi, l'arte, la politicaIl primo sottobosco, però, è stato un rifugio sociale, abitato tra i 18 e i 20 anni. Era quello del collettivo Bunker, a Venezia: “In realtà era uno spazio sotto la casa di un amico. Lui è ancora adesso un poeta, che stimo, si chiama Moreno Hebling. C'era gente che dipingeva, che faceva vestiti, io facevo musica. La componente fondamentale erano le poesie di Moreno e i quadri di una ragazza che si chiama Aurora Vanin, che è ancora adesso una pittrice”. A differenza di tanti collettivi, “la componente politica non c’era”, spiega. “Andavamo alle occupazioni a bere birre e presenziare”. L’ha ripescata strada facendo, come in Sincero!, dove fiocca qualche messaggio travestito da lapsus: “C'è una frase in Giorni di sole dove si parla di essere al sicuro degli americani. Continuavo a sbagliare, dicevo 'americani' invece di ‘altri animali', e ho accolto questo lapsus perché esprime un po' come io e la mia cerchia viviamo la politica in questo momento”.“Io politicamente mi esprimo senza problemi”, ribadisce Rareș. Un cruccio atavico tornato alle cronache con le recenti parole di Francesco De Gregori, che ha detto di provare “disagio” quando un artista si schiera in modo netto su questioni internazionali. “Bisogna capire se quella roba lì è ignavia, o se intendeva davvero ciò che diceva", risponde l’autore di Sincero!. "Non devo per forza esplicitare nel repertorio le mie posizioni politiche. Ma ci sono grandi temi di empatia, di denuncia della violenza, che possono e devono passare per canali anche alternativi alla politica, come la cultura e la musica. La politica la stiamo interpretando in un modo sbagliato: non è solo quella di Montecitorio. Credo che la politica più importante sia quella di quartiere”. Da qui, s’intreccia la parola che ripete più spesso nell’intervista - oltre “mamma” -, ovvero “empatia”. “Se tutti conoscessimo i nostri vicini di casa e avessimo un rapporto con ciò che succede oltre la porta, tantissime situazioni spiacevoli si potrebbero mitigare. Purtroppo si sentono sempre meno notizie su Gaza, sull'Ucraina: la situazione sta peggiorando visibilmente. La musica è assolutamente politica. Poi ognuno sceglie cosa farne, e io ho scelto cosa fare della mia". Quasi a voler stemperare il peso di questi temi, conclude: "Credo di aver fatto un disco sereno quasi in maniera incosciente, perché mi serviva un po' di serenità, spesso sono una persona troppo profonda o pesante. Se nelle nostre vite private siamo tumultuosi e fuori siamo tumultuosi, è molto difficile trovare un po' di pace”. La stessa che, basti vedere qualche video, continua a trasmettere nel suo tour fiume da quasi 40 date in un’estate tanto frenetica quanto leggera. E che forse inizia a essere il sintomo di una grande onda, seppur lui non ci si schianti: “Credo solo di aver riempito un buchetto. Non mi do più merito di così, perché alla fine sono solo delle canzoni. Cerco di essere meno coinvolto possibile personalmente, perché sennò mi do importanza, mi irrigidisco, mi sento bravo, e quelle sono le cose che ti spezzano le gambe". Quando si esaurirà, “si esaurirà”: "Nel frattempo forse farò ancora dei dischi, forse no. Non mi frega niente di fare il cantante”, ripete quasi in pace con quest’idea. “Volevo solo fare del bene”. E di sicuro, è sincero.Rareș in tour con Sincero!, calendario in aggiornamento:31 luglio 2026 - Sala Consilina (SA), Fritz Festival 1 agosto 2026 - Paestum (SA), Revolution Camp 2 agosto 2026 - San Benedetto del Tronto (AP), Sbaaam! Fest 7 agosto 2026 - Sturno (AV), L'Altro Mulino Festival 8 agosto 2026 - Rivello (PZ), Polifonie Music Festival 9 agosto 2026 - Decollatura (CZ), Lyra Music Fest 10 agosto 2026 - Molfetta (BA), Santommaso Festival 16 agosto 2026 - Giulianova (TE), Rêverie Festival 21 agosto 2026 - Fabro Scalo (TR), Radical Sheep Music Fest 22 agosto 2026 - Marina Romea (RA), Bagno Polka 27 agosto 2026 - Carloforte (SU), Marballu's Festival 29 agosto 2026 - Scorzè (VE), BASE Festival 30 agosto 2026 - Mantova, Vista Lago Music Festival 3 settembre 2026 - Firenze, Spazio Ultravox 4 settembre 2026 - Correggio (RE), Correggio Music Festival 5 settembre 2026 - Melle (CN), Respiri Festival 11 settembre 2026 - Piacenza, Bleech Festival 12 settembre 2026 - Trento, Poplar Festival 13 settembre 2026 - Peglio (PU), Happennino Festival 19 settembre 2026 - Milano, Portanuova Music Fest 20 settembre 2026 - Roma, Romaeuropa Festival 23 settembre 2026 - Pavia, Cultfest 26 settembre 2026 - Palermo, Mercurio FestivalTag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Dentro lo squarcio più Sincero! di Rareș: “Volevo solo fare del bene. La politica vera nasce nel quartiere, parte dall’empatia” - L'intervista
Il cantautore italo-rumeno racconta a L'Espresso il nuovo album, l’infanzia tra Birlad e il Veneto, il tour da quasi quaranta date, il legame viscerale con la m








