di

Caterina Ruggi d'Aragona

Doppio appuntamento con Luca Carboni e i suoi 40 anni di canzoni: il premio alla Gaberiana, il concerto a Pratolino, Firenze: «Mio padre mi ha fatto conoscere la musica, Cesare Cremonini mi ha salvato»

«Nell’album Luca Carboni del 1987 c’era una canzone intitolata Lungomare. Nel ritornello cantavo: “Perché la vita è incontrarsi e illuminare il buio…”. Mi piace pensare che questi concerti siano questo: incontrarsi e illuminare il buio. Insieme», suggerisce Luca Carboni. Quarant’anni di canzoni. Le elaborazioni grafiche dei suoi dipinti. Ricordi di vita artistica e privata raccolti anche nel suo primo libro, già in ristampa. E una gran voglia di riabbracciare il pubblico.

C’è tutto questo nella nuova «primavera» di Carboni, di rientro a Firenze - poco più di un mese dopo il duetto con l’amico Cesare Cremonini alle Cascine — per portare al Parco Mediceo di Pratolino, domani (ore 21.15) al «Musart Festival», Rio Ari O Live. Il titolo del concerto, che riprende il primo suono emesso dall’artista nella canzone Ci stiamo sbagliando ragazzi, che apre il suo primo disco («... intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film»), suggerisce un nuovo inizio. La conferma arriva dal primo brano in scaletta: Primavera. «Da tempo pensavo che se fossi riuscito a tornare sul palco dopo la malattia avrei voluto cominciare con una canzone che è simbolo della rinascita. Della possibilità di essere nuovi».