di Paolo Giordano
Il cantautore dialoga con Paolo Giordano per l'uscita dell'autobiografia «Luca non parlava mai»: la malattia, i sentimenti, Dalla e Jovanotti, la moglie Marina. «Mio padre era contrario alla proprietà privata, alla fine non aveva nulla da lasciarci: la sua eredità più importante sono i suoi diari»
«Non amo molto parlare, ancora meno parlare di me». Esordisce così Luca Carboni. Non lo fa per parafrasare il titolo del suo libro, Luca non parlava mai. Né tantomeno per spocchia. Semmai sta porgendo delle scuse anticipate, per quando si troverà a esitare nelle risposte, a dubitare di quello che ha appena detto, a lasciare una frase a metà seguita da un lungo silenzio. Eppure il libro lo ha scritto, e nel libro parla proprio di sé. Della sua vita, della sua musica, delle persone che lungo il percorso lo hanno cambiato. Il progetto è nato dopo la malattia, un tumore polmonare per cui è stato curato, prima con la chemio poi chirurgicamente. E il racconto inizia da lì, dall’ospedale, dalle infusioni della mattina insieme agli altri pazienti, che diventano malgrado le ritrosie una comunità. Come se ci fosse un legame diretto fra l’esperienza terrorizzante eppure così ordinaria del cancro, e la carriera eccezionale di cantautore.






