Roma, 28 luglio 2026 – Sono bastati quattro mesi di tensioni e guerra in Iran e Medio Oriente per riportare indietro di due anni il potere d’acquisto degli italiani. L’Osservatorio mensile di luglio di Findomestic rileva che, se a gennaio di quest’anno lo scarto tra salari e inflazione aveva toccato il punto più basso di 7 punti percentuali, da quando sono scoppiati i conflitti tra Usa, Israele e Iran la forbice si è allargata nuovamente sfiorando i 10 punti come a maggio del 2024.

Le elaborazioni rilevano che, da gennaio 2021, i salari dei lavoratori dipendenti sono cresciuti complessivamente del 13%, mentre i prezzi sono aumentati del 22,7%: un divario di 9,7 punti.

Il calo del potere d’acquisto, che aveva toccato il punto massimo a dicembre 2022 (13,4 punti), è così tornato a rappresentare la terza preoccupazione degli italiani dopo i timori sul cambiamento climatico, balzato al secondo posto in scia all’ondata di caldo, e all’inflazione. Quest’ultima, continua a rappresentare in assoluto la principale preoccupazione per quasi 6 famiglie su 10.

“Per il 61% famiglie il potere di acquisto è sceso”

“Soltanto per tre famiglie su dieci il potere d’acquisto è rimasto invariato rispetto al 2021”, commenta Alex Papi, economista di Findomestic. “Per il 61% è invece diminuito, in media del 18%, mentre solo per circa una famiglia su 10 è aumentato, mediamente del 16%”, dice l’esperto.