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Angela Cotticelli

L'epatite virale (B, Delta, C, A, E) è rara in età pediatrica grazie anche alle vaccinazioni, ma non va sottovalutata. In occasione della Giornata Mondiale, l’infettivologo Nicola Coppola spiega qual è il percorso diagnostico

L'epatite virale viene spesso considerata una malattia del passato, ma continua a rappresentare un'importante sfida di salute pubblica a livello globale. Lo confermano i dati epidemiologici: sebbene riguardi per lo più gli adulti, i bambini non ne sono immuni. In occasione della Giornata Mondiale dell'Epatite, promossa dall'Organizzazione mondiale della Sanita (28 luglio), Nicola Coppola, professore ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Luigi Vanvitelli di Napoli e membro della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit), spiega quali sono i sintomi nei pazienti pediatrici e come formulare la diagnosi.

Il ruolo dei vacciniLe infezioni da virus dell’epatite B (HBV) e Delta (HDV) sono estremamente rare in età pediatrica in Italia – spiega Coppola -. Infatti, la campagna vaccinale per HBV su tutti i nuovi nati, iniziata in Italia nel 1991, rende immune per entrambi i virus tutta la popolazione pediatrica. Anche l'epatite C (HCV) e l’epatite E (HEV) rappresentano una rarità in Italia nei bambini, vista la scarsa efficacia nella trasmissione parenterale del primo e la rarità del secondo. Pertanto, in età pediatrica, l'unico virus che colpisce il fegato con una certa diffusione in Italia è il virus dell'epatite A, trasmesso prevalentemente mediante consumo di frutti di mare crudi o durante viaggi in paesi a maggiore endemia. Da ricordare però è che la presentazione clinica dell'epatite A è nella norma non severa nei bambini e che comunque è disponibile un vaccino efficace». L'attenzione verso l'epatite pediatrica è aumentata nel 2022, quando l'Oms ha segnalato diversi casi di epatite acuta di origine sconosciuta in bambini europei, prevalentemente tra i 2 e i 5 anni, precisamente 572 casi, soprattutto in Inghilterra; tali forme sono rimaste ad origine sconosciuta anche se associata ad Adenovirus o SARS-CoV2.