CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - L'unico dei quattro che ha chiesto di ricorrere all'abbreviato ieri è stato condannato a cinque anni, quattro mesi e cinquemila euro di multa. Gli altri tre, che invece hanno preferito il rito ordinario, dovranno discutere le loro posizioni il 2 dicembre, non più a Venezia ma a Belluno. È questa la strategia che hanno scelto i due fratelli romani Leopoldo e Alvise Cobianchi, accusati di aver imposto con metodi mafiosi la loro presenza a Cortina d'Ampezzo; come loro, anche il complice Daniele Mazzarella, mentre Ivan Montesanto ha preferito risolvere la sua posizione già nell'aula lagunare. Per lui il pubblico ministero Federica Baccaglini aveva chiesto sei anni, appena otto mesi più di quanto stabilito dalla giudice per le indagini preliminari Benedetta Vitolo: a Montesanto sono contestati due casi di estorsione, ai danni del dj Loris Osualdella e dei gestori dello chalet "Tofane", minacciati perché non organizzassero eventi senza la collaborazione del gruppo capitanato dai due fratelli. Montesanto e Mazzarella avrebbero approfittato della nomea dei Cobianchi: anche senza esprimere la stessa aggressività dei due trentenni romani, il solo fatto di muoversi nella loro ombra è bastato perché anche loro dovessero rispondere dell'aggravante di metodo mafioso - il motivo per cui, dal Bellunese, il caso è arrivato alla distrettuale veneziana, prima di ripassare a Belluno per il rito ordinario.