CORTINA - Nel processo per le presunte estorsioni mafiose nella Conca d’Ampezzo, almeno per il momento il Comune di Cortina sarà solo persona offesa e non parte civile. La differenza è rilevante, poiché in caso di condanna degli imputati a Belluno, il municipio non potrebbe chiedere il risarcimento dei danni già nel corso del giudizio penale, ma dovrebbe avviare un’altra causa.

Tutto questo è l’effetto del “pasticcio” per cui l’ente locale si è ritrovato ad approvare due delibere nel giro di altrettante settimane: la prima era stata varata troppo tardi rispetto ai tempi del procedimento incardinato a Venezia, sicché ne è stata necessaria una seconda, che però ha potuto rimediare solo parzialmente al disguido. LE ACCUSE Il prossimo 2 dicembre, al Tribunale di Belluno, inizierà il dibattimento a carico dei fratelli Leopoldo e Alvise Cobianchi, ultrà della Lazio già noti alle cronache giudiziarie, nonché dell’amico Daniele Mazzarella. I tre sono accusati a vario titolo di aver imposto con metodi mafiosi, fra violenze e minacce, la loro presenza nel mondo della movida cortinese. Il terzetto ha scelto il giudizio ordinario, mentre lunedì scorso il quarto indagato Ivan Montesanto è stato condannato a 5 anni 4 mesi di reclusione, più 5.000 euro di multa, all’esito del rito abbreviato nell’udienza preliminare celebrata a Venezia.La sede distrettuale è competente per i reati aggravati dal metodo mafioso, per cui il Comune di Cortina avrebbe dovuto costituirsi parte civile in laguna. Non a caso il 16 luglio la Giunta aveva deliberato quella volontà, per ottenere «il risarcimento di danni materiali e morali conseguenti ai reati contestati», in quanto «ente esponenziale di interessi collettivi e soggetto direttamente leso dalla condotta posta in essere dagli imputati». C’era infatti anche l’assessore Stefano Ghezze tra le vittime della “Suburra” in versione ampezzana, secondo l’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Federica Baccaglini con l’allora reggente Stefano Ancilotto. L’INGHIPPO Invece il 27 luglio, quando si è chiuso il filone veneziano ed è stata fissata la data bellunese, è emerso che nessuna delle persone offese si è costituita parte civile. A spiegare l’inghippo è la seconda delibera, approvata il 30 luglio, rilevando che «la costituzione di parte civile propriamente detta sarebbe dovuta avvenire all’udienza svoltasi l’8 luglio 2026». Cioè otto giorni prima che il municipio formalizzasse la propria decisione. Evidentemente c’è stato un errore, o comunque un fraintendimento, nella valutazione del calendario.Peraltro va ricordato che il Comune di Cortina d’Ampezzo, paese di circa 5.500 residenti, non dispone di un ufficio legale interno che segua costantemente i procedimenti giudiziari. Ad ogni modo tre giorni fa l’amministrazione ha cercato di rimediare, disponendo la propria partecipazione al giudizio come persona offesa, in modo da poter comunque «ottenere la copia degli atti, partecipare al dibattimento, quindi essere presente alle udienze con un proprio legale, presentare memorie e indicare elementi di prova al giudice». Se poi nel corso del dibattimento i capi di imputazione dovessero subire «una sostanziale modifica», sarebbe ancora possibile chiedere i danni, senza dover avviare una successiva azione civilistica.