CORTINA (BELLUNO) - A tre lustri dai fatti, l’erario presenta il conto ai passati amministratori e dirigenti del Comune di Cortina d’Ampezzo, chiamati a risarcire lo stesso municipio: una stangata. Complessivamente sfiora infatti i 300.000 euro la condanna comminata dalla Corte dei conti a carico di quattro ex: il sindaco Andrea Franceschi, il suo vice Enrico Pompanin, i segretari generali Agostino Battaglia e Luisa Musso; altri due funzionari sono stati invece assolti dall’accusa di aver contribuito al demansionamento e al mobbing nei confronti di una dipendente. La sentenza emessa a Venezia potrà essere appellata a Roma.
Come riassume la Sezione giurisdizionale per il Veneto, la donna aveva fatto causa all’ente locale per «ripetute prevaricazioni subite sul posto di lavoro» fra il 2010 e il 2015, in quanto da capo dell’area finanziaria «veniva sostituita nello svolgimento delle funzioni apicali da personale che sino ad allora le era stato subordinato» ed era poi stata «destinataria di un’impressionante sequela di atti di trasferimento». Fra il 2019 e il 2021 il Tribunale civile di Belluno aveva emesso due condanne al risarcimento dei danni. A sua volta nel 2024 la Procura contabile aveva individuato sei amministratori, dirigenti e funzionari dell’epoca come i soggetti a cui imputare il conto addebitato al Comune: 227.872,65 euro. I loro difensori avevano chiesto di sospendere il giudizio erariale, in quanto è ancora pendente parte del contenzioso civile. Nel merito, tutti gli avvocati hanno respinto le contestazioni. Per quanto riguarda in particolare Franceschi e Pompanin, la difesa ha rimarcato che l’allora primo cittadino e il suo vice avevano fatto «delle scelte di natura politica, per loro natura insindacabili, o comunque discrezionali, da ritenersi pienamente legittime in riferimento all’attribuzione delle posizioni organizzative a personale più specificamente preparato» della dipendente in questione.







