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Da anni associazioni animaliste in tutto il mondo promuovono campagne per ottenere divieti o restrizioni sulla produzione del foie gras. La pietanza legata alla tradizione culinaria francese genera infatti fortissime critiche per i metodi di alimentazione forzata particolarmente brutali a cui vengono sottoposte oche e anatre. La scorsa settimana il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha promulgato una legge che ne vieta la produzione, l’importazione e la vendita in tutto il paese.
È uno dei provvedimenti più restrittivi mai adottati sul tema, anche se negli ultimi vent’anni una ventina di paesi aveva già imposto varie limitazioni alla commercializzazione del foie gras, la cui reputazione è sempre più compromessa dalla crescente consapevolezza dell’opinione pubblica e dalle proteste delle associazioni.
Le pratiche di allevamento intensivo sono da tempo al centro di critiche per il loro impatto sul benessere degli animali. Nel caso del foie gras l’elemento più contestato è il metodo con cui vengono nutrite oche e anatre, utilizzato per ottenere l’ingrossamento del fegato da cui deriva il nome del piatto (in francese foie gras significa “fegato grasso”).
Per ottenere la consistenza liscia e pastosa che lo caratterizza i produttori provocano deliberatamente nelle oche e nelle anatre dei loro allevamenti la steatosi epatica, una malattia che porta il fegato ad accumulare quantità anomale di grasso fino a raggiungere dimensioni molto superiori al normale.











