Pubblicato il: 28/07/2026 – 7:03

di Giorgio Curcio

TORINO Da Torino al Sudamerica, passando per Sinopoli e per gli uomini che avrebbero dovuto recuperare la cocaina nei porti. È lungo questo asse che si muove, secondo la ricostruzione della Dda di Reggio Calabria, Vincenzo Sainato, nato a New York nel 1977 e indicato come «intermediario tra i fornitori oltreoceano e la rete riconducibile agli Alvaro». Nelle conversazioni criptate avrebbe utilizzato l’account Sky Ecc J11XZW e il soprannome “Nedved”. Il suo compito, per l’accusa, sarebbe stato quello di raccogliere le proposte provenienti dal Sudamerica, trasferire le indicazioni tecniche elaborate dagli operatori portuali e seguire le diverse fasi delle spedizioni. Due operazioni, entrambe fallite, avrebbero riguardato complessivamente 264 chili di cocaina: 233 sequestrati in Brasile prima dell’imbarco e altri 31 intercettati dalle autorità panamensi durante il viaggio verso l’Europa.

I 233 chili dal Brasile

Il primo carico avrebbe dovuto trasportare in Europa 233 chili di cocaina dal Brasile. Secondo la contestazione, Sainato «avrebbe mantenuto i rapporti con i fornitori sudamericani, trasferendo loro le indicazioni provenienti dalla squadra di operatori portuali collegata a Francesco Alvaro». Le istruzioni riguardavano il modo in cui nascondere la droga nel container, la tipologia di merce da utilizzare come copertura e le rotte considerate meno esposte ai controlli. Dalla Calabria sarebbero partite le informazioni necessarie a preparare il carico all’origine e a renderne possibile, una volta giunto in Italia, il recupero nel porto. Nella ricostruzione accusatoria, Francesco Alvaro avrebbe costituito l’anello di congiunzione tra Sainato, i fornitori stranieri e i portuali Filippo Gallo e Antonio Reitano. Anche Vincenzo Alvaro, detenuto nel carcere di Siracusa, avrebbe partecipato attraverso il figlio alle trattative economiche e al finanziamento dell’operazione. Il piano non sarebbe mai arrivato alla fase finale. Il container venne controllato dalle forze dell’ordine brasiliane prima dell’imbarco e il carico fu sequestrato.