La cocaina viaggiava verso la penisola sorrentina, seguendo una rotta ben precisa: da Torre Annunziata e Castellammare di Stabia fino a Sorrento e ai comuni costieri, dove ad attenderla c'erano clienti tutt'altro che occasionali. Non solo consumatori comuni, ma anche chef, camerieri e skipper, ovvero lavoratori impiegati in due dei comparti economici più importanti del territorio: la ristorazione e il charter nautico, attività che ogni anno movimentano milioni di euro grazie al turismo internazionale.

È il quadro delineato dall'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata diretta dal procuratore capo Nunzio Fragliasso che ieri ha portato all'esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati accusati, a vario titolo, di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. In quattro agli arresti domiciliari, per un quinto è scattato il divieto di dimora nel Comune di residenza e per un sesto è scattato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Altre due persone, inizialmente coinvolte nelle indagini, sono sfuggite alle misure cautelari per incompetenza territoriale. Lo spaccio L'inchiesta rappresenta l'approdo di un'attività investigativa sviluppata dalla Guardia di Finanza di Massa Lubrense e coordinata dalla Procura oplontina. Tutto nasce nell'agosto del 2021, quando i finanzieri fermano due uomini, uno originario di Torre Annunziata e l'altro di Castellammare di Stabia. A bordo dell'auto vengono trovate venti dosi di cocaina già confezionate e 1.600 euro in contanti. Secondo la ricostruzione investigativa, i due uomini stavano raggiungendo Sorrento proprio per effettuare alcune cessioni di droga. Da quell'arresto prende forma un'indagine molto più ampia, fatta di riscontri investigativi e approfondimenti che consentono di ricostruire la presunta rete di approvvigionamento e distribuzione della droga. Gli investigatori ritengono di aver documentato oltre trecento episodi di spaccio in poco più di un mese. Le sostanze cedute sarebbero state principalmente cocaina e marijuana, distribuite a una platea numerosa di acquirenti. La «rete» Il dato che colpisce maggiormente, però, riguarda proprio il profilo della clientela. La Procura evidenzia infatti che gran parte dei consumatori sarebbe costituita da lavoratori impiegati nella ristorazione della penisola sorrentina e da skipper alle dipendenze di società di charter nautico. Si tratta di un particolare che conferisce all'indagine un rilievo particolare. La ristorazione rappresenta uno dei motori economici della costiera, con centinaia di attività che durante la stagione estiva impiegano migliaia di addetti tra camerieri, cuochi, baristi e personale di sala. Accanto a questo comparto cresce ogni anno anche il settore del charter nautico, alimentato dall'arrivo di turisti italiani e stranieri che scelgono il Golfo di Napoli e la Costiera Amalfitana per escursioni in barca e vacanze di lusso. Due mondi che vivono ritmi di lavoro intensissimi, soprattutto nei mesi estivi, e che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero diventati un mercato particolarmente redditizio per gli spacciatori. La filiera L'indagine descrive dunque un traffico che avrebbe sfruttato il continuo collegamento tra l'area oplontina e stabiese e la penisola sorrentina, trasformando Torre Annunziata e Castellammare di Stabia nei punti di partenza dello stupefacente destinato a una clientela stabile e fidelizzata. Una filiera della droga che, secondo gli inquirenti, si sarebbe inserita nel tessuto economico di uno dei territori a maggiore vocazione turistica della Campania, intercettando una domanda proveniente da chi opera quotidianamente nei servizi destinati ai visitatori. Le indagini proseguiranno per ricostruire ogni ulteriore responsabilità e gli eventuali sviluppi di una rete di spaccio che, per gli investigatori, aveva ormai assunto caratteristiche ben strutturate.