Volodymyr Zelensky torna alla Casa Bianca in un momento inatteso della politica americana: mentre il presidente ucraino cerca di consolidare il sostegno di Washington, una parte dell’universo Maga sembra aver iniziato a cambiare posizione sulla guerra contro la Russia.

La visita arriva dopo un mese nel quale i segnali provenienti dall’area più vicina a Donald Trump sono stati difficili da ignorare. Laura Loomer, attivista di estrema destra e figura influente nell’ecosistema presidenziale, dopo un viaggio in Ucraina ha ammesso di essere stata «ingannata dalla propaganda russa». Una dichiarazione sorprendente per una delle voci che più frequentemente aveva rilanciato posizioni critiche verso Kyjiv. Durante la visita, Loomer ha incontrato Zelensky e ha visitato un rifugio antiaereo, raccontando di aver visto direttamente gli effetti degli attacchi russi. Il passaggio è significativo non tanto per il cambio di opinione personale, quanto per il ruolo che Loomer ricopre all’interno del mondo Maga: la sua nuova posizione contribuisce a rendere politicamente più accettabile, per una parte della base conservatrice, un atteggiamento meno ostile verso l’Ucraina.

Non è un caso isolato. Anche Tim Pool, podcaster molto seguito negli ambienti conservatori e in passato critico nei confronti degli aiuti americani a Kyjiv, ha definito l’Ucraina un Paese impegnato in una lotta «per la propria esistenza contro un dittatore». Perfino il vicepresidente JD Vance, uno dei principali critici dell’approccio tradizionale al sostegno americano all’Ucraina, ha recentemente ammorbidito i toni, riconoscendo la capacità difensiva ucraina e sostenendo che le capacità offensive russe siano in forte difficoltà.