«Ora è importante fermarci dove siamo e poi parlare». In questa frase pronunciata da Zelensky, al termine dell’incontro con Trump di venerdì, c’è una delle chiavi per interpretare ciò che è successo. È vero: buona parte dell’attenzione si è soffermata sul rifiuto del presidente americano di consegnare missili a lungo raggio Tomahawk all’Ucraina, quanto meno non subito, perché, ha spiegato Trump, si rischierebbe un’escalation. Secondo il presidente si può raggiungere la pace anche senza questa mossa. Precisa Zelensky: «Non ha detto “no” sui Tomahawk, ma per ora non ha detto “sì”». Il punto cruciale del possibile accordo sui territori, però, non può essere sottovalutato. Partendo da una dichiarazione del presidente statunitense: «L'incontro con Zelensky è stato molto interessante e cordiale, ma gli ho detto, come ho fortemente suggerito anche a Putin, che è ora di smettere di uccidere e di raggiungere un accordo. È stato versato abbastanza sangue. Dovrebbero fermarsi dove sono. Lasciamo che entrambi rivendichino la vittoria, lasciamo che sia la storia a decidere».

E per la prima volta Zelensky non ha chiuso completamente la porta. Ha assecondato la linea della Casa Bianca di iniziare a trattare sulla base di un cessate il fuoco che parta dall’attuale situazione al fronte. Andrebbero comunque trovate le formule per questo compromesso, perché formalmente Kiev non dirà mai che cede i territori per sempre. Però, paradossalmente, il muro contro la proposta di Donald Trump potrebbe essere più alto dalla parte russa. Vladimir Putin dovrebbe giustificare alla popolazione come mai, dopo un’estenuante guerra di quasi quattro anni, non è neppure riuscito a prendere l’intero Donbass. E anche la sopravvalutata - perfino da alcuni commentatori italiani generosi con Mosca - offensiva dell’estate 2025 si è rivelata deludente per i russi, inefficace: miracolosamente il fronte orientale ucraino ha tenuto. Secondo The Economist «al ritmo degli ultimi 30 giorni, la conquista di ciò che resta delle quattro regioni già rivendicate da Putin – Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhia – richiederà fino a giugno 2030. Ci vorranno altri 103 anni perché la Russia occupi tutta l'Ucraina». Il vertice in Alaska del 15 agosto tra Putin e Trump, come hanno rivelato negli ultimi giorni alcuni media americani, andò molto male, con il presidente statunitense che se ne andò prima del previsto: lo zar, dopo una lunga e noiosa lezione di storia, pretendeva di ottenere anche territori che non era riuscito a prendere. Axios, sito web americano sempre ben informato, anche sul vertice di venerdì tra Trump e Zelensky ha parlato di tensione e di un «brutto» colloquio. «Nessuno ha urlato - ha detto una fonte ad Axios - ma Trump è stato duro». Il tycoon ha deluso gli ucraini perché ha detto no alla fornitura dei Tomahawk, su cui aveva aperto prima della telefonata di mercoledì scorso con Putin.