Quando mia figlia era piccola, mi spendevo con passione per raccontarle la fiaba della buonanotte.

Assistere ogni sera al miracolo – il suo passaggio dalla veglia al sonno in due secondi netti – era impagabile.

Certo, non sapevo quando sarebbe accaduto, ma nel frattempo consolidavo un appuntamento che piaceva a entrambi: a lei che seguiva le mie parole con la concentrazione dovuta a una liturgia irrinunciabile, a me che potevo provare a sorprenderla con scenari fantastici.

In teoria, perché nei fatti ogni genere di invenzione era bandita.

Si sa che i bambini sono conservatori e lei non faceva eccezione.