Nel bel mezzo di una stagione rovente sul fronte abitativo a Firenze - con gli studenti universitari che non riescono a trovare alloggi, le giovani coppie costrette a cercare casa nei Comuni dell’hinterland e i professionisti in trasferta che pagano affitti da capogiro – deflagra il ‘caso Montedomini’, approdato ieri anche in consiglio comunale. Due mozioni sono state bocciate: la prima firmata dai consiglieri di centrodestra, l’altra da Dimitrij Palagi, di Sinistra Bene Comune, nelle quali si chiedeva alla sindaca Sara Funaro e all’assessore al Welfare e Casa Nicola Paulesu di fare comunicazioni in aula sul caso.

Un caso che scoppia dopo che la giunta Funaro ha vinto la battaglia al Tar sul blocco delle autorizzazioni per gli appartamenti destinati agli affitti brevi. Ma cos’è Montedomini e qual è il motivo della bufera? Montedomini ha una storia a Firenze lunga più di 5 secoli. Prima costruisce un convento, poi, una casa di riposo e un centro di accoglienza per anziani, a due passi da Santa Croce. E nei secoli, grazie a donazioni e acquisizioni, è diventata proprietaria di un ricco patrimonio immobiliare, 232 appartamenti e case, la maggior parte nel centro di Firenze. Oggi è una Asp, Azienda servizi alla persona, un ente di diritto pubblico, senza fini di lucro, con personalità giuridica e autonomia gestionale. Presidente, vicepresidente e un consigliere sono nominati dal Comune di Firenze, un altro consigliere è designato dall’Arcidiocesi, il terzo dalla Città metropolitana. Il polverone è scoppiato quando si è scoperto che alcuni appartamenti di proprietà di Montedomini, erano affittati a turisti tramite le piattaforme online. Prima un alloggio in via Guelfa, poi altri appartamenti, poi un’intera palazzina a due passi da Palazzo Vecchio: la palazzina Fusi, destinata fino a pochi anni fa ad alloggi per bisognosi e poveri (per volontà testamentaria dei fratelli Fusi) e ora trasformata in un hotel con 13 camere e appartamenti. I prezzi variano da 120 a 200 euro a notte. I motivi di imbarazzo sono evidenti: anche se i contratti risalgono a prima del blocco delle licenze, e sono motivati dal fatto che servivano centinaia di migliaia di euro, in qualche caso anche un milione, per ristrutturare quegli appartamenti dell’Asp Montedomini, ai fiorentini che vorrebbero affittare le loro seconde case non va giù l’idea che loro non possono, mentre un’azienda nata per aiutare i bisognosi, può farlo. I numeri dell’affare sono stati rivelati dal presidente dell’Asp, Maurizio Frittelli. «Montedomini ha 232 unità immobiliari, di queste 78 (il 34%), sono destinate a uso sociale, per persone in situazione di disagio o date ad associazioni. Gli appartamenti affittati a uso abitativo non residenziale sono 30. Ventritré hanno il Cin, 12 svolgono attività turistico-ricettiva come bed and breakfast e 11 affitti brevi, che sono stati richiesti quando potevano essere concessi». Matteo Renzi, senatore di Iv, ha lanciato bordate all’indirizzo del suo successore a Palazzo Vecchio Dario Nardella. «Da sindaco, ho cambiato i vertici di Montedomini, nominando una giovane Sara Funaro vicepresidente. Nel regolamento che fu approvato, era specificato che gli affitti finalizzati allo sfruttamento economico erano incompatibili con la storia e la vocazione di Montedomini». Dario Nardella, successore di Renzi a Palazzo Vecchio e ora eurodeputato, ha fatto sapere che non ha nessuna intenzione di rispondere a Renzi sulle delibere approvate nel corso del suo mandato che avrebbero snaturato la vocazione di Montedomini. La sindaca Funaro darà la sua versione al ritorno dalle vacanze all’estero. Nel frattempo ha sostenuto la linea del presidente dell’Asp Montedomini. «Bene che il presidente Frittelli abbia ricostruito tutto e fatto chiarezza sui tempi e sui numeri. La linea dell’amministrazione è chiara: abbiamo messo regole precise sugli affitti brevi, facendo da apripista a livello nazionale. Raccolgo la disponibilità di Montedomini: siamo pronti a inserire gli appartamenti vuoti del patrimonio Asp nel piano costruito con la Banca Europea degli Investimenti per l’edilizia sociale a prezzi calmierati».