Molte dure reazioni sono seguite al mio articolo della settimana scorsa sul Papa e la pace e alcune mi hanno attribuito tesi che non sostengo come quella di giustificare la guerra. Per questo desidero chiarire il punto essenziale con questa frase in cui mi rispecchio totalmente: «Una guerra di aggressione è intrinsecamente immorale. Nel tragico caso in cui essa si scateni, i responsabili di uno Stato aggredito hanno il diritto e il dovere di organizzare la difesa anche usando la forza delle armi».

È il n. 500 del “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” a cura del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Lo stesso sostengono il Catechismo (artt. 2265 e 2310) e soprattutto la tradizione della teologia morale, da Agostino a Tommaso fino al Vaticano II, secondo cui le Forze armate, quando difendono la libertà e la sicurezza dei popoli, «concorrono al mantenimento della pace». Per la dottrina quindi chi esercita il mestiere delle armi con retto dovere concorre alla pace, perché la pace va “mantenuta”. Come? Le risposte sono riassumibili in queste tre: 1) stabilendo delle tregue perché la guerra è permanente e insuperabile; 2) abolendo le guerre e proclamando il disarmo; 3) non attaccando nessuno ma rimanendo pronti a difendersi se ingiustamente attaccati.