Nell’enciclica, Magnifica Humanitas, il Papa scrive che «Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto».

Pochi giorni prima aveva condannato le politiche di riarmo, che sottraggono risorse a sanità, istruzione ecc. E già nel primo saluto dopo l’elezione auspicava “una pace disarmata e disarmante”. Da un punto di vista logico non si può negare che gli investimenti in armi sottraggano risorse ad altri impieghi molto più utili. Inoltre, rischiano di rafforzare la retorica della forza e del dominio. E di bulli che vogliono fare grande l’America, o la Russia, o la Cina, o il mondo islamico, ce ne sono già troppi in circolazione. D’altra parte, solo pazzi e fanatici non riconoscono la pace come un bene universale, assoluto, degno di ogni sforzo per essere conquistato e mantenuto.

Ma c’è un problema: come opporsi a criminali come Putin che pretendono di dominare i loro vicini o agli ayatollah che vogliono distruggere Israele e dominare il Medio Oriente? Chi viene aggredito come può difendersi senza armi? E come può avere le armi se non le prepara prima? Di fatto, un pacifismo dogmatico fa gli interessi dell’aggressore, di cui finisce, in pratica, per rendersi complice. Non è un caso che la Russia appoggi i movimenti pacifisti o pacifinti europei. L’inconciliabilità tra il desiderio di una pace “disarmata e disarmante” e la ragione pratica che da secoli ammonisce “si vis pacem para bellum”, interpella in modo drammatico ogni coscienza, oggi più che mai.