Bastano pochi secondi a trasformare una notte estiva - una notte di movida napoletana - in un inferno metropolitano. Pochi secondi che separano il bene dal male, un corpo sano dal cancro della malavita organizzata. Eccoli gli istanti peggiori di via San Sebastiano: non è ancora l’alba, siamo a pochi passi da piazza Bellini, la strada è gremita di ragazzi. Sono giovani e spensierati, aspettano il nuovo giorno. Al centro della strada c’è lui, Gennaro Saponara, un barman di 33 anni che ha un motivo in più per essere sereno. Ha infatti da poco finito di lavorare, il suo turno è terminato, si trova al centro di una scena di gomorra a sua insaputa. Eccoli gli istanti peggiori, quelli della controstoria, quelli dell’altra narrazione napoletana: passa uno scooter che si fa largo tra la folla di giovani, ci sono degli spari, il braccio dell’aspirante killer si flette per un attimo. Un proiettile raggiunge il 33enne: la vittima ha una camicia bianca, uno zainetto nero alle spalle. Salta dal dolore. Il proiettile gli ha perforato la spalla. Il resto è storia nota. Una stesa nel cuore della movida, un uomo ferito per errore. E per orrore. Cosa è successo? In meno di 48 ore gli uomini della Mobile del primo dirigente Mario Grassia hanno quasi del tutto risolto il caso. Facciamo un passo in avanti. Domenica notte, la confessione dell’indagato numero uno. Via Medina, siamo in Questura, indagine coordinata dal pm anticamorra Cristina Curatoli, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Amato, l’indagato firma alcune ammissioni.