Lui, la vittima, non è in pericolo di vita grazie alle cure ricevute al Pellegrini; l’altro, quello che ha fatto fuoco, è potenzialmente a rischio. C’è una parte del quartiere che lo cerca, sa di essere a rischio vendetta. Facciamo un passo indietro: piazza Mercato, sono le tre di notte dello scorso 17 maggio, quando un 15enne viene ferito da un colpo di pistola. Perde sangue, ma l’intervento dei medici è tempestivo, il ragazzo si salva. A distanza di qualche giorno, il territorio parla. E lo scenario è abbastanza chiaro: il 15enne sarebbe stato ferito da parte di un coetaneo. Non un agguato, ma un gioco finito male. Un movimento maldestro da parte di chi impugna armi a mo’ di killer. Quanto basta comunque a far scattare una reazione immediata da parte di amici e parenti del ragazzino ferito: è caccia al pistolero. Lo cercano in tanti, le intenzioni sono chiare: merita una vendetta. E non è un caso che appena qualche giorno fa, nella zona a ridosso di piazza Mercato, è stato registrato un episodio sinistro. Un incendio, per la precisione.
Il raid C’è chi ha infatti appiccato il fuoco all’esterno dell’abitazione di un appartamento popolare, nell’agglomerato di case della zona. Un incendio doloso, con una finalità chiara: sappiamo che sei stato tu, meriti una vendetta. Una ricostruzione che alimenta inquietudine in seno a tante persone per bene - la maggioranza dei residenti - che abitano nella zona diventata teatro dell’ennesimo episodio di violenza giovanile. Si parte da un presupposto che in tanti raccontano a mezza voce, da queste parti: alcuni parenti del minorenne ferito sarebbero legati alla camorra targata clan Mazzarella. Detto in modo più diretto: il 15enne ferito è estraneo alla camorra; il suo aggressore - probabilmente un coetaneo - non c’entra niente con i clan del posto, ma il rischio vendetta è considerato comunque reale. E le fiamme appiccate all’esterno di un appartamento sono un fatto reale. Quanto basta a mettere in moto la fuga del ragazzo ritenuto responsabile dello sparo. Napoli, papà accoltella il figlio 12enne. L'infermiera: «Ci ha detto "Entrate, l'ho ucciso"»I fatti Ma torniamo all’episodio dello scorso 17 maggio. Sono le tre di notte in piazza Mercato, zona da sempre teatro delle principali vicende che hanno attraversato la città, che negli ultimi tempi è diventata un luogo di ritrovo per gruppi di giovanissimi. Al centro della scena c’è un ragazzino che impugna un’arma. Non è chiaro se c’è stato un episodio di scarrellamento, fatto sta che all’improvviso parte un colpo e ferisce l’amico (o conoscente) con cui il pistolero si sta attardando. Un colpo partito per errore. Un episodio che sa di già visto. Un anno e mezzo fa ci fu un epilogo drammatico in piazzetta Sant’Arcengelo a Baiano, a pochi passi da Forcella. Ricordate il caso? Venne ucciso il 18enne Arcangelo Correra, raggiunto da un proiettile esploso da un suo coetaneo. Un colpo in fronte, sempre mentre veniva maneggiata una pistola all’interno dello stesso gruppetto di conoscenti. Una vicenda, quest’ultima, ricostruita dal pm Ciro Capasso, nel corso dell’inchiesta condotta a carico di un solo imputato, che ha ricordato di aver esploso un colpo di pistola mentre si destreggiava con quell’arma in pugno. Il retroscena Ma c’è un altro retroscena su cui riflettono gli inquirenti, a proposito di quanto avvenuto lo scorso 17 maggio in piazza Mercato. Ed è legato alla circolazione di armi da fuoco, anche e soprattutto nelle mani dei più giovani. Torniamo ad un episodio di un recente passato: è il 24 ottobre del 2024, siamo nei pressi di piazza Mercato, quando si scatenano momenti di paura. In pochi minuti, un gruppo di giovanissimi killer fa irruzione in piazza Mercato, subendo una rappresaglia armata da parte delle sentinelle del posto. Viene ucciso il 16enne Emanuele Tufano, colpito probabilmente da fuoco amico, in una galleria di violenza che ora ripropone una storia maledettamente nota. Una storia che parla di armi nelle mani di più giovani.






