Aveva detto di voler «rovesciare la clessidra». Più che altro l’ha sfasciata. E sulla scelta dell’allenatore della Nazionale è entrato in collisione col dt Maldini. «Brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta».

Voleva rovesciare la clessidra. E invece l’ha sfasciata. Servirebbe un Master in Ingegneria del caos per cacciarsi in un pateracchio come quello che Giovanni Malagò, al suo primo cimento da presidente della Federazione italiana giuoco calcio (Figc), ha costruito con le sue stesse manine. E invece trattasi di sciatteria casereccia, seppur allevata tra le maniere felpate e i rigidi dress code del Circolo Aniene.

Giovanni Malagò, Leonardo e Paolo Maldini (foto Ansa).

La scelta del commissario tecnico della Nazionale doveva essere il primo test di affidabilità. E, vedendo come sta andando a finire, si scopre che era stato un crash test. Perché era dai tempi del fallito esperimento della Superlega europea per club, aprile 2021, che non si vedeva un progetto capace di andare così rapidamente a schiantarsi sul muro, senza nemmeno avere approssimato la prima curva. Willy il Coyote non avrebbe saputo fare meglio. Ma se proprio si vuole trovare un’immagine che dia la summa della figura in corso d’opera, bisogna tornare proprio alla clessidra rovesciata.