Nel cuore della notte tra domenica e lunedì, Andrea Pirlo ha tolto le tende da Coverciano. «Ho appreso di non essere più il candidato per la panchina azzurra» ha scritto di suo pugno sul profilo Instagram. E ha lanciato accuse generiche di ipocrisia nei confronti di chi, Malagò compreso, ha decretato incompatibile il suo status di ambasciatore dell’agenzia di scommesse Fondet e chiuso con il ringraziamento sincero rivolto a Maldini e Leonardo. Da quel preciso istante, è cominciato l’ennesimo capitolo di una lunga e rovinosa crisi d’immagine del calcio italiano che si è avvitato su se stesso e si è ritrovato senza ct per la Nazionale e con il nuovo ticket dirigenziale Maldini-Leonardo che ieri nel tardo pomeriggio ha presentato, dopo soli 17 giorni, le dimissioni. I due, per tutto il giorno di ieri, non hanno risposto a domande né a richieste di chiarimenti. Solo Malagò, partecipando a un convegno, ha messo la faccia e riconosciuto il primo insuccesso del suo nuovo mandato. «Sto ricevendo tantissimi messaggi, parlerò con tutti il prima possibile come è giusto che sia» la promessa prima di ridefinire la riforma preparata («devi lavorare sui ragazzi dai 13 ai 16 anni, per questo devi modificare la filiera della formazione, della cultura e anche l’allenatore. È una questione di semina, le idee sono molto chiare»).Impensabile che il no a Pirlo passasse sotto silenzio. E così il ministro Abodi, che non ha in simpatia Malagò, ha presentato il conto: «La notizia della rinuncia di Pirlo si commenta da sola. Ora bisogna recuperare la brutta figura!». Nelle ore successive non è mancata la replica appuntita dello stesso Malagò. «Il nuovo ct arriverà entro domani (oggi per chi legge; ndr). Abodi parla di brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta». E qui il riferimento per alcuni era a Paolo Maldini e Leonardo, autori della scelta tanto chiacchierata, per altri alla politica in generale. Il gelo con Maldini è risultato evidente con la successiva risposta: «Ho sentito Maldini? Di lui non dico niente!». A dire il vero Andrea Pirlo non è rimasto da solo. A conferma dell’intreccio vizioso tra calcio e politica, a esprimere solidarietà a Pirlo ha provveduto l’ambasciatore russo a Roma Alexey Paramonov. L’agenzia delle dogane e dei monopoli ha parlato con i fatti oscurando il sito Fondet. Solo Sandro Mazzola ha difeso Pirlo («polemica ipocrita») confidando la sua predilezione per Baldini ct. Piuttosto, dallo staff dello stesso Pirlo, è emerso un altro dettaglio: fin dal primo sondaggio telefonico fatto da Maldini, Andrea ha segnalato il legame con l’agenzia di scommesse e la copia del contratto è stata subito inviata all’ufficio dell’avvocato Viglione, responsabile degli affari legali, che lo ha esaminato. Il parere negativo, alla fine, è stato espresso da Malagò destando in Maldini oltre che in Pirlo, il sospetto che fosse un pretesto per liberarsi di una candidatura che aveva suscitato generale scetticismo sui media e nel fronte politico. Chiuso il capitolo Pirlo, commovente la difesa del figlio Nicolò («il rumore conta più di competenza e valori...»), e riposta l’arma del duello con Abodi, Malagò si è dedicato all’operazione più delicata, ricucire con la sua maggioranza e preparare l’annuncio del ct in occasione dell’odierno summit del consiglio federale. In vista del delicato passaggio, l’ex n°1 del Coni ha incontrato prima Abete della Lega dilettanti e poi i componenti del suo governo calcistico che non gli hanno certo nascosto gli effetti del primo incidente di percorso. «Te lo avevamo detto che Maldini» gli ha ricordato qualcuno. «Il calcio non è il Coni» ha commentato qualche altro esponente. Oggi la panchina azzurra avrà il suo ct.
Porte sbattute in Figc. Maldini e Leonardo seguono Pirlo e lasciano dopo 16 giorni
Al mattino l’allenatore ex Juve rivela il no di Malagò alla sua candidatura a ct, nel tardo pomeriggio il neo direttore tecnico e il brasiliano rinunciano all’incarico











