Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiOggi il sistema penitenziario italiano affronta una realtà complessa: circa due detenuti su tre (oltre il 60-70%) ricadono nel reato una volta scontata la pena se non hanno intrapreso percorsi qualificanti. Un circolo vizioso che incide sul sovraffollamento degli istituti e sui costi della collettività. «Ma le statistiche evidenziano un dato di svolta: laddove si strutturano percorsi effettivi di formazione, studio e lavoro dignitoso, il tasso di recidiva crolla drasticamente fino al 2%”, dice a ItaliaOggi Emilio Minunzio, Consigliere CNEL e Presidente del Segretariato Permanente per l'inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale. «Il progetto Recidiva Zero punta all'inclusione socio-lavorativa delle persone private della libertà personale. E in esso il Cnel ha svolto il ruolo di anello di congiunzione di tutte le varie altre realtà, come il terzo settore. Anche perché l'amministrazione penitenziaria non dialogava nemmeno con questo mondo, o dialogava a fatica».
Domanda. Come nasce e si sviluppa il progetto «Recidiva Zero»?
Risposta. Nasce nell'ambito di un accordo interistituzionale tra il CNEL e il Ministero di Giustizia, risalente al giugno 2023. Prevedeva fondamentalmente due punti: la costituzione di un organismo interno al CNEL, che è appunto «il segretariato permanente per l'inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale» , composto da 20 esperti; e il cosiddetto «evento», la cui prima edizione si è tenuta nel 2024 e che adesso è diventato un evento civico. La prima edizione è stata una sorta di stati generali sul tema, fu organizzato presso la nostra sede, coinvolgendo circa 600 figure afferenti all'ambito, una metà delle quali coinvolte dall'amministrazione penitenziaria e l'altra metà coinvolta dal CNEL. C'erano tutte le rappresentanze del Paese, sia da lato amministrazione che da lato società civile.










