L’emergenza del sistema penitenziario italiano non è un’opinione, ma il risultato di una sequenza implacabile di numeri. A fine giugno 2026, i detenuti nei 189 istituti per adulti hanno raggiunto quota 64.773, a fronte di una capienza regolamentare di appena 51.180 posti. L’indice ufficiale di affollamento oltrepassa così il 126%, confermando un trend ascendente che non accenna a rallentare: i reclusi erano 62.445 al 31 dicembre 2025 e già 64.436 al 30 aprile 2026, a testimonianza di una pressione crescente sul sistema in un arco temporale brevissimo.

Il quadro si fa ancora più critico se si considerano i dati effettivi diffusi dal Garante nazionale. Ad aprile 2026 i posti realmente fruibili erano 46.331, cioè 4.933 in meno rispetto ai 51.264 teorici, con un sovraffollamento reale che schizza al 138%.

Il XXII Rapporto di Antigone, presentato a maggio 2026, fotografa una situazione senza margini di equivoco: in tutta Italia soltanto 22 istituti non risultano sovraccarichi, 73 registrano un livello pari o superiore al 150% e in 8 casi si supera addirittura il 200%.

La distribuzione territoriale accentua le criticità. La Puglia guida la classifica con un tasso reale di sovraffollamento del 175,19%: 4.583 detenuti a fronte di 2.616 posti disponibili. Seguono la Lombardia, con 8.859 reclusi (157,66%), il Molise (157,48%), il Friuli Venezia Giulia (155,43%), la Basilicata (154,39%) e il Veneto (148,64%).