Giustizia

Fedele Moretti

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Le recenti testimonianze che giungono dagli istituti di pena italiani non sorprendono chi segue da vicino il sistema penitenziario. Sorprendono, semmai, per la loro ostinata ricorrenza: sovraffollamento, carenza di percorsi trattamentali, difficoltà organizzative strutturali. Sono criticità note, documentate, ripetutamente denunciate. Eppure restano lì, immobili, come se la loro reiterazione le avesse ormai rese invisibili al dibattito pubblico. L’Organismo Congressuale Forense non intende rassegnarsi a questa invisibilità. La questione carceraria non è una questione tecnica di capienza o di organici: è una questione costituzionale. L’articolo 27 della Costituzione è inequivoco — la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato. Quando le condizioni detentive negano la dignità della persona, si viola la Costituzione. È semplice, anche se spesso si preferisce non dirlo con questa chiarezza.

Un falso conflitto da superare