Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Isola periferica rispetto ai grandi centri economici e politici, pur trovandosi al centro delle rotte del Mediterraneo, la Sardegna ha conosciuto invasioni, dominazioni e migrazioni. Se la Sicilia sorride al mare e agli scambi, la Sardegna appare più schiva e austera: una terra da cui si parte molto e dove raramente si torna, a conferma dell’aforisma di Cesare Pavese per cui “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”. Forse anche per questo alcune delle sue risorse più preziose sono ai margini del racconto economico nazionale.

Tra queste c’è il sughero, materia prima antica che continua a generare valore, occupazione ed esportazioni. Una filiera che ha il proprio epicentro in Gallura, tra Calangianus, Tempio Pausania e Luras, e che rappresenta uno dei casi più interessanti di specializzazione produttiva del Mezzogiorno.

La particolarità del sughero risiede anzitutto nella sua origine. A differenza di molte altre materie prime forestali, viene ottenuto senza abbattere l’albero. La corteccia della quercia da sughero (quercus suber) viene rimossa periodicamente attraverso la decortica, un’operazione che richiede esperienza e competenze tramandate nel tempo. La pianta continua a vivere, cresce e rigenera la propria corteccia per decenni.