Estate 2026, stangata alla pompa per gli automobilisti siciliani. Dopo alcune settimane di lievi arretramenti, il trend dei carburanti è tornato a correre, rendendo il pieno un onere sempre più gravoso.
I dati ufficiali delineano un quadro preoccupante: la Sicilia si conferma stabilmente tra le aree più care d’Italia, un primato negativo che rischia di innescare ripercussioni sull’intera economia dell’isola.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy certifica l’ampiezza del fenomeno. In modalità self-service, il gasolio 2,214 euro al litro, mentre la benzina 1,998 euro. Valori che spingono la Sicilia al secondo posto nazionale per il costo del diesel, dietro soltanto alla Provincia autonoma di Bolzano.
Il quadro peggiora considerando i dettagli provinciali o la rete autostradale: a Trapani, ad esempio, la media è di 2,020 euro per la verde e 2,240 euro per il gasolio; lungo le autostrade, in particolare sulla Messina-Palermo, si registrano i picchi più elevati, con il diesel oltre 2,7 euro al litro e la benzina sopra i 2,5, trasformando gli spostamenti per ferie o lavoro in un lusso per pochi.
Francesco Tanasi, Segretario nazionale del Codacons, sottolinea come l’auto, nell’isola, non rappresenti un’opzione ma una necessità per raggiungere luoghi di lavoro, scuole e strutture sanitarie, a causa delle croniche insufficienze del trasporto pubblico e dei collegamenti interni. A ciò si somma l’insularità, che il Codacons definisce un fattore di disuguaglianza territoriale. Le isole minori, infatti, subiscono rincari più marcati per via dei maggiori costi di approvvigionamento e distribuzione. L’aumento dei costi di trasporto rischia di propagarsi sull’intera filiera dei beni di largo consumo, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e compromettendo la competitività delle imprese e del comparto turistico.














