Migliaia di posti di lavoro a rischio nell’Isola per il caro trasporti e l’Ets, la “tassa” sulle emissioni.

È il grido d’allarme lanciato da Confindustria Sardegna, per gli aumenti «fuori controllo» nel trasporto marittimo che stanno pesantemente colpendo il sistema produttivo. Tra prezzi dei carburanti ed estensione dell’Ets al trasporto marittimo, tutti i costi vengono scaricati su imprese e consumatori finali. E per le aziende sarde, che dipendono per approvvigionamenti ed esportazioni totalmente dai collegamenti via mare, si tratta di un «durissimo colpo alla competitività», che «mina» la sopravvivenza stessa delle imprese.

In poco tempo il costo dei trasporti è cresciuto del 40%, e si stima che negli ultimi tre anni i maggiori costi sostenuti dalle aziende a causa dell’Ets nhanno superato i 150 milioni l’anno. Cifra definita «spropositata».

«Il rischio – denuncia il direttore di Confindustria Sardegna Andrea Porcu – è quello di assistere alla progressiva perdita di competitività di interi comparti produttivi, con conseguenze gravissime sul piano occupazionale e sociale. Le imprese sarde non possono più continuare a sostenere costi del trasporto superiori rispetto ai concorrenti del resto d’Italia e d’Europa».