L’ultimatum. 23 maggio 2026 alle 00:15
Dall’allarme non si salva nessuno, visto che in Sardegna il 98% delle merci viaggia su navi e traghetti. Ma ci sono settori che più di altri rischiano di mandare a casa migliaia di lavoratori. «Dall’agroalimentare al lapideo, dalla logistica alla manifattura», includendo «le filiere collegate». Ovvero, i comparti che più si servono del trasporto marittimo, ormai pagato a peso d’oro. Confindustria tiene in mano la clessidra del disastro annunciato: «Serve un intervento economico urgente, migliaia di lavoratori rischiano il posto». Diversamente, sarà «mobilitazione generale già dai prossimi giorni».
Il salasso
Il costo stratosferico dei collegamenti via mare si compone di almeno due voci: le Ets, i certificati verdi che autorizzano le emissioni di Cos, e gli aumenti generalizzati. L’ultimo, dal 1° giugno, per il caro carburante, spinto dalla chiusura di Hormuz. I conti per Confindustria li ha fatti il direttore Andrea Porcu. «Il rischio concreto è quello di assistere alla progressiva perdita di competitività di interi comparti produttivi, con conseguenze gravissime sul piano occupazionale e sociale. Le imprese sarde non possono più continuare a sostenere costi del trasporto superiori rispetto ai concorrenti del resto d’Italia e d’Europa». L’associazione sollecita «un incontro immediato con la presidente Todde», su mandato delle «rappresentanze delle imprese di tutti i settori, riunite in un recente incontro e fortemente preoccupate per i mancati riscontri del Governo regionale sul tema del caro trasporti».







