Il mare che circonda la Sardegna non rappresenta soltanto un confine geografico. Per le imprese dell’Isola è un costo aggiuntivo permanente, che pesa su ogni materia prima importata e su ogni prodotto destinato ai mercati nazionali e internazionali. Uno svantaggio che limita la competitività del sistema produttivo e che oggi l’Europa riconosce come un gap economico misurabile. Nonostante nel 1999 la legge Attili avesse istituito la continuità territoriale – che garantiva certezze nei collegamenti tra Sardegna e Penisola – sul fronte delle merci quel provvedimento non è mai stato applicato.
La rete
Da qui prende avvio la mobilitazione di “Ambasciatori di Sardegna”, il neonato network di imprese a sostegno di una richiesta semplice: ottenere strumenti concreti per compensare gli effetti dell’insularità e garantire all’Isola pari opportunità di crescita al resto d’Italia. L’iniziativa è stata presentata venerdì nella sala “Giorgio Pisano” dell’Unione Sarda a Cagliari, riunendo l’intera filiera produttiva regionale: dal mondo agricolo all’industria di trasformazione, dai trasporti alle associazioni di categoria, fino alla grande distribuzione.A fornire la base della rivendicazione è lo studio dell’Istituto Bruno Leoni. Secondo il report, il 98% delle merci che entrano ed escono dalla Sardegna viaggia via mare e questo comporta costi logistici superiori del 40% rispetto al resto del Paese, con una perdita di competitività stimata attorno al 30%. Un danno economico complessivo quantificato in circa 350 milioni di euro all’anno.








