I bombardamenti di Donald Trump non hanno raggiunto il loro obiettivo principale: convincere l’Iran a rinunciare ai propri obiettivi strategici. È questa la conclusione dell’Institute for the Study of War, secondo cui la campagna americana non ha modificato in modo significativo la volontà del regime iraniano di perseguire i propri interessi con la forza, a partire da quello più ambizioso: consolidare il controllo sullo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale prima della guerra.

Il paradosso della fase attuale è tutto qui: mentre la Casa Bianca continua a rivendicare la capacità di colpire Teheran e il presidente americano alimenta la pressione politica e comunicativa, la campagna militare sembra essere arrivata a un punto di saturazione. Domenica Donald Trump ha pubblicato sul suo profilo Truth immagini generate con l’intelligenza artificiale che rappresentavano un attacco americano all’isola di Kharg, uno dei principali terminal petroliferi iraniani, oltre a un cargo con una bandiera statunitense e la scritta: «È la nostra petroliera ora!». Un messaggio pensato per ribadire la linea della forza, proprio mentre sul campo gli Stati Uniti hanno scelto di sospendere i bombardamenti.