Se mai fosse davvero entrata in vigore, la tregua è ormai finita. Gli Stati Uniti hanno ripreso nella notte i raid contro l'Iran, dopo il lancio di missili balistici contro una base americana in Giordania. Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha definito gli attacchi una “potente risposta ai tentati attacchi iraniani contro le basi americane in Medio Oriente”, mentre Donald Trump stesso ha ripreso ad alzare i toni: “Finiremo l'Iran molto presto”. A cambiare gli equilibri del conflitto, in questa nuova fase, non è soltanto la ripresa dei bombardamenti americani: per la prima volta l'Arabia Saudita è uscita allo scoperto, partecipando apertamente alle operazioni militari al fianco di Washington.L'escalation si è consumata nel giro di poche ore. Nella notte tra il 28 e il 29 luglio l'Iran ha lanciato missili balistici contro una base statunitense in Giordania, il primo attacco di questo tipo contro una base americana nella regione da quando Trump aveva sospeso le operazioni militari per tentare la via diplomatica. Secondo le autorità di Amman, cinque missili diretti verso il territorio del regno sono stati intercettati e abbattuti senza provocare vittime. Trump aveva promesso una risposta immediata: “Colpiremo duramente. Le prenderanno di santa ragione”, aveva dichiarato dopo aver definito l'attacco una sorpresa per le forze americane. La risposta è arrivata poche ore dopo. Il Centcom ha annunciato l'inizio dei bombardamenti contro l'Iran, mentre, secondo il Wall Street Journal, il comandante del Comando centrale americano, l'ammiraglio Brad Cooper, ha presentato al presidente un piano che prevede tra i dieci e i quattordici giorni di attacchi intensivi con l'obiettivo di ridurre le capacità missilistiche di Teheran. Trump dovrà scegliere se limitarsi a raid mirati o dare il via a una campagna militare più ampia.La novità più significativa riguarda però l'Arabia Saudita. Riad ha infatti rivendicato per la prima volta un'operazione militare congiunta con gli Stati Uniti contro le Forze di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi) in Iraq, l'alleanza di gruppi armati che comprende anche fazioni filoiraniane. Secondo fonti interne all'alleanza, nei raid sono morte venti persone, tra cui cinque consiglieri militari iraniani. Il cambio di postura saudita arriva dopo tre giorni di attacchi con droni contro le infrastrutture petrolifere del regno e mentre Riad torna a confrontarsi con la minaccia degli Houthi nello Yemen. È anche l'effetto più evidente del rafforzamento dell'asse con Washington, consolidato appena una settimana fa con la firma dell'accordo sulla cooperazione nucleare civile e del pacchetto di sicurezza militare. Nelle stesse ore, secondo Axios, Trump ha ricevuto il ministro della Difesa saudita, che gli ha consegnato un messaggio del principe ereditario Mohammed bin Salman dedicato proprio alla guerra con l'Iran e all'escalation nella regione. Un passaggio che rischia ora di estendere ulteriormente il conflitto.