Erano bastati cinque giorni senza attacchi per far pensare a molti, a Washington come a Teheran, che la guerra in Medio Oriente potesse fermarsi. Non è andata così. Nella notte tra martedì e mercoledì l'Iran ha lanciato diversi missili balistici contro basi americane nella regione, colpendo in particolare una struttura militare in Giordania. La contraerea giordana ha intercettato cinque missili. Poche ore dopo gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita hanno risposto con raid congiunti contro postazioni delle milizie filoiraniane nell'Iraq orientale. È la prima volta che Riad rivendica apertamente un'azione militare a fianco di Washington in questa guerra, dopo mesi in cui aveva evitato di farlo in pubblico. Il Central Command americano parla di attacchi mirati contro «siti logistici e depositi di armi legati al terrorismo», in risposta a più di trenta attacchi con droni compiuti dalle milizie sostenute da Teheran contro le forze Usa e gli impianti petroliferi sauditi nelle ultime settantadue ore.
L'operazione Le Forze di Mobilitazione Popolare, l'ombrello di milizie sciite che opera dentro l'esercito iracheno, riferiscono di venti morti e trentadue feriti nei raid, condotti su basi in sette province. Il governo di Baghdad ha definito l'operazione «un'aggressione inaccettabile» e ha convocato l'ambasciatore americano.Nuovi episodi si registrano anche in mare. Un drone avrebbe colpito mercoledì una petroliera di proprietà statunitense nel porto egiziano di Damietta, sul Mediterraneo. Lo riferisce la società britannica di sicurezza marittima Ambrey. L'incendio, partito dalla nave di stoccaggio Energos Winter, si è propagato a un secondo mezzo, la Gaslog Salem. Nessun gruppo ha ancora rivendicato l'attacco e le autorità egiziane non hanno ancora definito l'episodio come un atto ostile, smentendo la ricostruzione. Nello stesso giorno le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito tre petroliere nello stretto di Hormuz, senza precisare dove si trovassero le navi. Donald Trump ha commentato l'attacco iraniano in un'intervista a Fox & Friends, dicendo che le forze americane hanno avuto solo pochi minuti per abbattere i missili in arrivo. «Colpiremo duro», ha detto il presidente, promettendo una risposta ferma senza però annunciare una ripresa dei bombardamenti su larga scala contro l'Iran, sospesi la settimana scorsa dopo tredici giorni di raid intensivi.Da quando la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è iniziata a fine febbraio, Riad aveva scelto la cautela, limitandosi a colpire in segreto alcuni siti iraniani senza mai comunicarlo. La decisione di renderlo pubblico arriva pochi giorni dopo la firma a Washington di un accordo per la cooperazione nucleare civile e di un pacchetto di sicurezza militare, e mentre il regno affronta contemporaneamente gli attacchi delle milizie in Iraq e la minaccia degli Houthi nello Yemen sulla rotta di Bab al Mandeb. Il ministero della Difesa saudita ha detto che il regno «non cerca l'escalation ma risponderà a ogni aggressione».Il progetto Per Riad la scelta comporta un rischio concreto. L'Arabia Saudita punta da anni a diversificare l'economia e a trasformarsi in un polo del turismo e degli affari, un progetto che una guerra aperta con l'Iran può compromettere. Gli analisti notano inoltre che l'appoggio militare crescente degli Stati Uniti, tra caccia F-35, carri armati e ora anche il nucleare civile, mette Riad in una posizione più esposta agli occhi di Teheran, che negli ultimi mesi ha già colpito con droni e missili le infrastrutture petrolifere del regno. Il conflitto mediorientale, iniziato a fine febbraio con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro i siti nucleari iraniani, ha già fatto salire i prezzi dell'energia e coinvolto Arabia Saudita, Iraq, Libano e Giordania, oltre allo Yemen e allo stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del petrolio mondiale. Washington affronta ora questa crisi mentre resta impegnata a sostenere l'Ucraina nella guerra contro la Russia, un doppio impegno che assorbe risorse diplomatiche e militari all'amministrazione Trump, e che secondo gli analisti sarà decisivo per capire fino a dove Washington è disposta a spingersi nei prossimi mesi, mentre diversi segnali mostrano come le due guerre possano collegarsi e trasformarsi in uno scontro globale.











