La polemica esplode poco dopo le 8 di ieri mattina, quando Ilaria Salis, eurodeputata di Avs, arrestata a Budapest nel 2023 con l'accusa di aver aggredito tre militanti neonazisti e poi eletta a Bruxelles, pubblica un post su Instagram. Denuncia di essere stata perquisita in albergo a Roma: un controllo preventivo, sulla base del nuovo decreto sicurezza, in vista della manifestazione “No Kings”, in programma nella Capitale nel pomeriggio. In un botta e risposta a distanza, tra le accuse di Avs, che chiede conto al governo e il Viminale che chiarisce i termini della vicenda, la polemica non si placa. La Questura spiega che si è trattato di un atto dovuto dopo che il nome Salis era stato inserito dalla Germania con un “alert” attraverso la banca dati Schengen e che non si è trattato di perquisizione ma di un semplice e inevitabile identificazione, non legata alla manifestazione e all’applicazione del decreto sicurezza. Tanto più che gli agenti si sono fermati sulla porta appena hanno saputo di trovarsi davanti a una parlamentare. Ma le versioni non coincidono e i vertici di Avs denunciano la violazione delle prerogative di un parlamentare. La prima domanda che resta senza risposta è se un paese dell’area Schengen possa chiedere controlli su un parlamentare, anche riservati, e se l’esecuzione della richiesta, «un atto dovuto» secondo il Viminale, fosse legittima. Di fatto gli agenti non sapevano chi fosse Salis. Le hanno chiesto perché fosse a Roma e se avesse con sé armi: «Sono qui per la manifestazione e ho dei libri», la risposta. «Sono un eurodeputato». È a quel punto che i giovani agenti hanno chiamato il commissariato e poi sono andati via.