Ilaria Salis ha scelto di denunciare pubblicamente, sui social e poi dalla piazza, un presunto controllo preventivo subìto in albergo poche ore prima della manifestazione No Kings. Ha parlato di agenti alla porta, di domande sulla sua presenza a Roma per il corteo e sul possesso di eventuali oggetti pericolosi. Ha evocato il Decreto Sicurezza e suggerito un nesso politico preciso. Ma nelle stesse ore la Questura ha fornito una versione diversa, opposta, soprattutto su alcuni punti essenziali: nessuna perquisizione, nessun accesso nella stanza, nessun collegamento con il corteo, nessun rapporto con il Decreto Sicurezza. Un atto dovuto, è stato spiegato, nato da una segnalazione internazionale inserita in un sistema di cooperazione tra forze di polizia che esiste da anni. Non siamo, quindi, davanti a una semplice divergenza di dettagli, ma a due ricostruzioni incompatibili. Da una parte il racconto di una pressione preventiva alla vigilia di una manifestazione. Dall’altra la versione di un normale accertamento interrotto appena chiarita l’identità della persona controllata. In mezzo resta l’alert Schengen attribuito alla Germania, che non sarebbe un elemento nuovo. Non solo. Nella stessa stanza si trovava Ivan Bonnin, indicato come assistente dell’eurodeputata, figura che rinvia a precedenti giudiziari e a una precisa area antagonista bolognese. Anche questo è un dato politico, non un elemento di colore. Perché chi esercita una funzione pubblica non risponde soltanto delle denunce che affida ai social, ma anche del contesto che frequenta, delle persone di cui si circonda e delle spiegazioni che decide di dare o di non dare.
5 domande alla Salis + 1. La versione dell'eurodeputata non torna
Ilaria Salis ha scelto di denunciare pubblicamente, sui social e poi dalla piazza, un presunto controllo preventivo subìto in albergo poche ore...












