Valle di Susa (Torino) – Se non fosse per i posti di blocco lungo le strade, sembrerebbe di essere in un’altra valle vicino a Torino. Tra Susa, Venaus e San Didero, a pochi metri dai luoghi dove si è tenuta la guerriglia di sabato pomeriggio, è tornata la calma: a spezzarla, solo il passaggio dei turisti della montagna e dei giovani che hanno partecipato al festival Alta Felicità di Venaus, pronti a ripartire verso Francia, Spagna, altre parti d’Italia. “Forestieri”, come la maggior parte degli antagonisti che hanno assaltato i cantieri della Tav.

«È gente che viene apposta per fare danni, anche se qui in paese sono stati tutti gentili – è combattuta una barista del centro di Susa – Di certo, con queste azioni non ci rappresentano e ci danneggiano: rischiamo di essere abbandonati». «Sì, ci lasciano un biglietto da visita pessimo» interviene una cliente mentre tiene a bada i suoi bassotti. Poi aggiunge di essere «convintamente Sì Tav, ma con tanti amici No Tav con cui abbiamo il tacito accordo che non si parla di questi argomenti».

Il dubbio è che di contestatori locali ne siano rimasti pochi in mezzo agli antagonisti arrivati da fuori, come dimostrano le poche bandiere No Tav rimaste appese a balconi, finestre e lampioni: «Noi valsusini abbiamo lottato tanto e abbiamo perso, adesso vengono altri a lottare per noi in questo modo barbaro», si sfoga un’altra signora mentre passeggia per Chiomonte.