dilunedì 27 luglio 20262' di letturaLa calma è tornata in Val di Susa dopo gli scontri di sabato ai cantieri della Tav. Tra Susa, Venaus e San Didero, a ricordare quanto accaduto restano soprattutto i posti di blocco e la presenza delle forze dell'ordine, mentre la vita quotidiana è ripresa tra turisti e giovani in partenza dopo il festival Alta Felicità. Come riporta Repubblica tra gli abitanti prevale la condanna delle violenze. Molti sostengono che gli autori degli assalti siano arrivati da fuori valle e che non rappresentino più il movimento No Tav locale. «Così danneggiano tutti noi», è il sentimento più diffuso, soprattutto per le possibili ricadute sull'immagine del territorio e sul turismo. Resta però aperta la divisione sull'opera. Se una parte degli amministratori continua a considerare la Torino-Lione un'infrastruttura superata, altri ritengono che ormai non sia più possibile fermarla e chiedono di concentrarsi sulle compensazioni economiche promesse ai comuni, alle prese da anni con i disagi dei cantieri e con il progressivo spopolamento.Nei bar e nelle piazze si ripete la stessa convinzione: gli scontri non rappresentano la valle e rischiano di danneggiarne ulteriormente l'immagine, con ricadute sul turismo e sulla vita economica del territorio. Molti residenti sostengono che la maggior parte degli antagonisti coinvolti negli assalti ai cantieri sia arrivata da fuori. Secondo diversi cittadini, il movimento locale avrebbe ormai perso gran parte della sua forza originaria, lasciando spazio a gruppi esterni più radicali. "Noi abbiamo lottato per anni, ma oggi altri combattono una battaglia che non ci appartiene più", racconta un'anziana residente, esprimendo il sentimento di chi considera ormai conclusa la stagione delle grandi mobilitazioni.Il fronte contrario all'opera, tuttavia, continua a rivendicare la propria presenza. Per amministratori e rappresentanti del movimento No Tav, la partecipazione alla marcia dimostra che l'opposizione all'infrastruttura resta viva, anche se con modalità diverse rispetto al passato. La contestazione, sostengono, riguarda un progetto giudicato superato, concepito oltre trent'anni fa e ritenuto non più adeguato alle esigenze attuali. Anche tra i sindaci della valle emergono posizioni differenti. Alcuni chiedono di guardare avanti e di ottenere le compensazioni economiche promesse per il territorio, considerate indispensabili dopo quindici anni di cantieri e disagi. Altri ribadiscono la contrarietà all'opera, ma prendono nettamente le distanze dagli episodi di violenza, ritenendo che abbiano finito per oscurare il dibattito sulle conseguenze ambientali e sociali della Tav.