Assolto dopo sette anni di calvario giudiziario, il 43enne ex Forza Italia si candida a sindaco. Con posizioni non sempre omologate a quelle della sua parte politica. Tra disincanto e voglia di riscatto, è il nome giusto?
Al centrodestra non basta un buon candidato per riaprire la partita di Milano. Servirebbe qualcosa di simile a una svolta storica. Nella raffica di nomi avanzati e poi bruciati in questi anni spicca quello di Pietro Tatarella, protagonista di una vicenda umana toccante e possibile chiave di volta per una politica sterile, che da 15 anni non riesce a toccare palla nella “capitale economica” del Paese.
Una carriera politica travolta dalla giustizia
Tatarella dice a Lettera43: «La politica deve tornare a giocare il suo ruolo, senza delegarlo ai civici». La sua è una passionaccia autentica, che lo ha spinto a ritornare in campo contro il parere della moglie Miriam, che peraltro aveva le sue buone ragioni. La loro famiglia è stata travolta da una vicenda giudiziaria nel 2019, quando Pietro, allora consigliere comunale di Forza Italia, era in piena campagna elettorale per entrare al parlamento europeo.
Pietro Tatarella a processo (foto Imagoeconomica).







