TREVISO - «Avremmo voluto salutarci con la promessa concreta, come da tradizione, di rivederci l'anno prossimo, ma purtroppo non sarà così». Esordiscono con queste parole gli organizzatori di Suoni di Marca, la tradizionale kermesse estiva sulla mura diretta da Paolo Gatto, nel tracciare il bilancio di quest'edizione. Il festival potrebbe non tornare l'anno prossimo. Una notizia choc per i trevigiani, che da ben 36 anni si erano abituati allo storico appuntamento cittadino. Ma che arriva dopo che si erano già manifestati alcuni malumori.

«Il futuro di Suoni di Marca non è scontato - prosegue il comunicato diffuso dagli organizzatori -. In poche parole: alle condizioni attuali, un festival gratuito, a offerta libera, inclusivo, accessibile e di qualità non è più economicamente sostenibile in autonomia. I numeri parlano chiaro: 43.000 presenze nel corso delle sedici sere in calendario sono un numero nettamente basso rispetto alle edizioni passate». Ma le problematicità sono più radicate: «Si pensi ai vari soggetti coinvolti e alle spese che stanno alla base di ogni singolo concerto oltre a quelle per l'artista: sicurezza, protezione civile, servizio sanitario, forniture idriche ed elettriche, occupazione del suolo pubblico, Siae, affissioni, promozione, tecnici, lavoratori, strutture, allestimento audio-luci, e tanto altro. Quantificando tutte queste spese, nemmeno l'offerta all'ingresso che negli ultimi giorni è stata caldeggiata sarebbe comunque possibile per sostenere una sola giornata di festival. Tutti costi e rischi economici, questi, che non possono essere affrontabili in autonomia». ALLE ISTITUZIONI A questo proposito gli organizzatori puntano il dito contro «un graduale e inesorabile distacco da parte delle istituzioni che hanno lasciato al festival oneri sempre più gravosi». Il contributo degli sponsor in questo senso si è rivelato determinante, ma non basta: «Per questo rivolgiamo una richiesta chiara alle istituzioni: servirà un sostegno economico e organizzativo più concreto e proporzionato al valore culturale e sociale, e all'indotto turistico che il festival genera per la città e per il territorio».La richiesta non è di un intervento occasionale, ma di «un supporto effettivo dato da un riconoscimento maggiore a Suoni di Marca in quanto patrimonio culturale». «La volontà di continuare c'è - ribadiscono gli organizzatori -, ma la volontà, da sola, non basta. Vogliamo che Suoni di Marca resti il festival dell'estate, accessibile, gratuito, alla portata di tutti e sostenibile. Per anni abbiamo difeso la gratuità come elemento centrale del festival e non vogliamo rinunciare ai valori che hanno reso Suoni di Marca quello che è». Tuttavia, «anche quando la cultura è gratuita per chi la vive, non è mai gratuita per chi la realizza e per questo motivo vogliamo impegnarci per trovare una formula nuova che mantenga il festival popolare e inclusivo, senza comprometterne la qualità e senza mettere a rischio chi lo organizza». Insomma, la questione resta aperta e l'appello alle istituzioni altrettanto. Nel frattempo, nel tracciare il bilancio delle sedici serate di questa edizioni, gli organizzatori concludono che «la musica è e resta il cuore pulsante dell'intera kermesse e ciò che si percepisce, quest'anno in particolar modo, sono un'attenzione e un amore sincero verso la scena locale della Marca Trevigiana e oltre, promossa sempre più spesso anche sul main stage.