Laureato in Lettere moderne (con una tesi riguardante Flann O'Brien), ama visceralmente il mare, l'Irlanda e la poesia di Rainer Maria Rilke. Non riesce a scri…

«E ascese un albero. O puro trascendere! / Orfeo canta! Oh alto albero che nell’orecchio sorge!». Così recita il primo componimento de «I sonetti a Orfeo» di Rainer Maria Rilke. Sembra quasi che il poeta elegga il timpano a luogo privilegiato dell’essere, centro fecondo originario da cui ogni cosa prende forma. Di questo, è convinta Isabella Guanzini, filosofa e teologa nonché professoressa ordinaria di Teologia fondamentale all’Università di Linz, che, alle 21 di lunedì 27 luglio a Seniga (BS), all’interno della rassegna «Filosofi lungo l’Oglio», terrà la lectio magistralis «Essere all’ascolto»: una riflessione sul primato dell’ascolto e dell’esperienza sonora nella costituzione dell’umano. L’incontro si svolgerà al Palazzo Ferrante e in caso di maltempo, presso l’Oratorio di sant’Apollonio. FR: Professoressa Guanzini, lei afferma che la nostra cultura europea e occidentale sia segnata dall’egemonia dello sguardo. Può fare degli esempi? IG: Sin dall’inizio, la cultura, sia filosofica che scientifica, ha privilegiato la teoria. In greco, «theoreo», ovvero «teoria», condivide la stessa radice di «theàomai», che significa «osservare». L’approccio empirico è segnato dal dominio dello sguardo e così la «verità». A tal proposito, per esempio, si pensi alla cosiddetta «luce della ragione». A livello reale e simbolico, dunque, il primato della visione panoramica ha plasmato i modelli della conoscenza e del sapere. Forse, alla base, c’è anche un principio di necessità: rispetto al guardare, l’ascoltare risulta essere più complesso, una dimensione quasi «prismatica».