di

Elena Meli

Lo sport, la lettura, il contatto con la natura sono gli «ingredienti» capaci di rigenerarci durante le vacanze. Anche i musei, le mostre, le città ricche di capolavori hanno un grande valore per il nostro benessere

E se il segreto del primato di longevità degli italiani fosse nella «grande bellezza» che ci circonda in ogni angolo del Paese, dalle opere conservate negli innumerevoli musei alle architetture delle città d’arte? A giudicare da un recente studio dell’University College di Londra è possibile: stando ai dati raccolti su oltre 3.500 adulti, andare al museo o partecipare a una qualsiasi attività che preveda il contatto con l’arte rallenterebbe l’invecchiamento quanto andare in palestra una volta a settimana.

Due approcciL’orologio della vecchiaia, ovvero i segni biologici del tempo che passa e che vanno dal grado di infiammazione al livello di stress e dei fattori di rischio cardiovascolare, ticchetterebbe del 4% più lentamente in chi «frequenta» la bellezza e le attività culturali, al punto da abbassare di un anno l’età biologica dei più assidui; tuttavia, anche visitare solo due o tre mostre all’anno basterebbe già per rallentare il tasso di invecchiamento del 2%. Non è tantissimo e le misurazioni dell’età biologica non sono ancora precise ma certo è un indizio forte, che si somma a molte altre prove degli effetti positivi dell’arte sulla salute, sia quella osservata come spettatori, sia quella praticata in contesti di arteterapia. Due approcci diversi, accomunati dal coinvolgimento in un’attività culturale che «favorisce il benessere fisico e mentale, proprio come il movimento», spiega l’epidemiologa Daisy Fancourt che ha condotto lo studio inglese. È vero al punto che perfino l’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 2019 sta promuovendo ricerche su interventi terapeutici in cui si utilizza il mezzo artistico, come fruitori o creando opere, per migliorare il benessere dei pazienti e la qualità delle cure in molti ambiti, dalla salute mentale a quella materna. È arrivato il momento di prendere ogni giorno una «pillola di Michelangelo»?